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Con un nuovo folgorante colore di capelli, biondo platino per l’occasione, ritorna Patrick Wolf, giunto al suo quarto album, The Bachelor. A due anni di distanza da The Magic Position e dopo il successo di critica di Wind in the Wires, questo lavoro si presenta dopo una gestazione alquanto particolare. Originariamente l’album avrebbe dovuto chiamarsi Battle e avrebbe dovuto avere contenuti altamente politicizzati. Poi però il nostro eroe della folktronica va in depressione durante il tuor e ne esce solo grazie all’amore sbocciato con il suo nuovo ragazzo. Da un tale turbine di sentimenti sono nati una quantità di canzoni incontenibili in un solo album e da qui l’idea di pubblicare due raccolte a breve distanza l’una dall’altra: The Bachelor, in uscita il 1 giugno, e The Conqueror , previsto per la fine dell’anno.
The Bachelor si presenta con uno stile vicino al suo predecessore o comunque con uno stacco sicuramente più indolore di quello che ci fu tra Wind in the Wires e The Magic Position. L’album è stato preceduto dal singolo Vulture (con un video girato dallo stesso Patrick di dubbissimo gusto, non tanto per la materia trattata quanto proprio per la realizzazione), che musicalmente è uno dei migliori esempi di elettronica della sua discografia. Le altre canzoni trattano della sua vita (The Messenger), di politica (Hard Times, Battle) o della fuoriuscita dalla depressione (Oblivion, Thickets). Le atmosfere che si respirano sono sempre un particolare mix di elementi folk sposati alla perfezione con l’elettronica e non mancano i riferimenti biblici (Damaris). Uno dei pezzi meglio riusciti, Hard Times (il secondo singolo, in uscita il 15 giugno, con un video diretto da Ace Norton, già autore di Flux e Mercury per i Bloc Party) ha un violino di sottofondo che una volta entrato in testa non ne vuole saper di uscire. Non mancano neanche ovviamente le atmosfere cupe e claustrofobiche, come in Oblivion e Count of Casualty, e le ballate, forse il vero tallone d’Achille del disco. A parte Theseus infatti, che vanta la collaborazione dell’attrice Tilda Swinton, le altre ballate scivolano senza lasciare il segno. La collaborazione con Tilda è presente anche in altri pezzi e la sua voce rappresenta la speranza che guida Patrick attraverso la depressione e le avversità della società.
Il modo che ha di narrare le sue storie tuttavia è fortemente estetico più che narrativo, caratterizzato da immagini molto forti, forse fin troppo pompose e barocche nel modo di porsi.
Un album sicuramente complesso quindi, migliore di The Magic Position e forse anche di Wind in the Wires.

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