Recensione: Klaxons – Surfing The Void

Myspace, Sito ufficiale, Last.fm, rateyourmusic, Metacritic.

Dopo mille vicessitudini assurde il seguito del (troppo?) fortunato “Myths of the Near Future” finalmente è giunto tra noi dal profondo spazio.
Non so per quale assurdo motivo, ma i Klaxons sono un’altra di quelle band col cervello fottuto per lo spazio. E’ una vera fissaizone, che permea tutti i deliranti testi dell’album, creando un’atmosfera da b-movie fantascientifico, un po’ anni ’80, molto colorato, popolato di mostri deformi, esplosioni stellari, dimensioni parallele e qualsivoglia luogo comune si possa trovare nei suddetti film!
Le tracce sono molto varie, spaziando attraverso diversi generi di rock/alternative. Se “Echoes” ricorda un po’ “Golden Skans” in chiave leggermente più rock, “The Same Space” è un pezzo che (se non fosse per i coretti, ecc) non ti aspetti molto da loro. Pur essendoci sempre una massiccia dose di elementi elettronici, ciò che risalta maggiormente all’orecchio è la virata più rock che hanno intrapreso i tre (‘spe, ora 4) londinesi.
Con la title track le cose si fanno serie: salite e discese improvvise a bordo di una navicella ci conducono lungo uno dei pezzi più belli e incasinati dell’album.
Valley of the Calm Trees” è uno dei pezzi più vecchi (risale se non sbaglio a una delle prime versioni dell’album, del 2007) e lo stile infatti è forse più vicino al primo album che a questo “Surfing The Void“, mentre è tutta nuova la quinta traccia, “Venusia“, che per quanto trovi insopportabile è una divertente cavalcata stellare.
Qui si chiude la prima parte dell’album, indubbiamente più leggere e pop: negli altri 5 pezzi infatti si fa sentire forse la mano del produttore dei Korn. “Extra Astronomical“, “Flashover” e “Chypherspeed” sono tutte da pogare (se i Klaxons fossero decenti dal vivo, cosa che ho potuto constatare che NON sono al Traffic Festival lo scorso luglio).
Il primo singolo estratto è “Echoes” che per il lancio dell’album andrebbe anche bene, nonostante il video ultra-cheap, peccato però che i primi dati di vendita siano abbastanza negativi.
Forse avrebbero dovuto approffittare della scia del successo del primo album, sopratutto perché il lavoro svolto è buono, ma assolutamente niente di eccezionale e sopratutto originale.
In sostanza il miglioramento rispetto al primo album c’è e come, le atmosfere spaziali da b-movie fantascientifico sono stupende e funzionano alla grande, ma se state cercando l’album dell’anno girate pure a largo.
Dallo stesso artista: Myths of the Near Future.
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Una replica a “Recensione: Klaxons – Surfing The Void”

  1. Io continuo a preferire il primo, e sarei curioso di sentire i pezzi considerati troppo sperimentali dalla loro casa discografica che son stati costretti a scartare.

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