Recensione: Wire – Red Barked Tree

Rock/New Wave
Pinkflag, 2011
Myspace, Rateyourmusic


Il 2011 ci porta un nuovo disco dei Wire a renderci l’anno appena iniziato più sopportabile!

Con una quarantennale carriera alle spalle (suonano infatti dall’ormai lontanissimo ’77) ,e una manciata di capolavori – Pink Flag e 154 su tutti – che hanno forgiato il suono dell’epoca post-punk, i Wire non vogliono darsi tregua e continuano a seguire il loro sogno musicale. Il gruppo, comprendente tre membri originali, Lewis, Newman e Gotobed, e con Robert Grey a sostituire il chitarrista Bruce Gilbert, sforna infatti l’ennesima delizia per le nostre orecchie.
Red Barked Tree non è il nuovo 154 – sento già lo zoccolo duro dei fan che geme e si dispera – ma è un disco fresco, moderno ed energico; un lavoro fortemente rock, affrontato con il piglio del gruppo che deve ancora dimostrare tutto.
Abbandonate le atmosfere cupe e abrasive i Wire si concentrano su un suono pulito ed elegante, un’eleganza punk capace di mutare forma al delicato e sapiente tocco dei musicisti. Non c’è alcuna forzatura nel passare da pezzi puramente pop (ma di quello bello e intelligente) a melanconici momenti di altissimo lirismo, o da sferzanti rasoiate metalliche ad atmosfere wave. Volendo entrare più nel dettaglio, l’opener, Please Take, è un raffinato esempio di grande pop. Le voci filtrate e le ritmiche sincopate di Two minutes e Moreover ci mostrano invece dei Wire più energici e pesanti che mai. Pezzi come A flat tent e Smash ci riportano indietro al punk degli esordi, senza però appesantirlo con un nostalgico passatismo. Le due tracce poste a chiudere il disco sono invece le più pacate: Down to this è una ballata malinconica e emozionante (anche se forse un po’ opaca), mentre Red Barked Tree è una cavalcata psych-folk ricca di inusitate chitarre acustiche.
Il livello dei pezzi è dunque sempre altissimo e il disco riesce a portare una ventata di aria fresca in un panorama, quello del rock, che tende sempre più a ripiegarsi su se stesso. Ai Wire non serve cavalcare l’onda, la consapevolezza e l’esperienza permettono loro di giostrare al meglio la materia musicale, senza rincorrere trend o ricercare hype. Ma d’altronde questo è ciò che han sempre fatto, è dagli anni ’70 che si ergono al di sopra delle mode e dei generi, capaci, con le loro sole forze, di crearsi uno spazio nella grande musica.
VOTO: 7/8

Dallo stesso artista: Pink Flag, 154
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