Colgo allora l’occasione per recensire il nuovo nato e per ricordare i primi passi della Gang.
Ma andiamo con ordine e iniziamo con:
Gang of Four – Entertainment!
Emi, 1979

E’ il 1979, la cometa punk ha attraversato il cielo e tutti si stanno ancora godendo la sua luce. Ma c’è qualcuno che quella luce la vuol trasformare in energia elettrica da sparare nei propri ampli. Il post-punk sta invadendo l’Inghilterra e la musica vuol tornare ad essere arte, vuole essere sperimentazione e fusione di culture. Superato il divismo rock e il proletarianesimo del punk, i musicisti vogliono potersi definire artisti ed intellettuali. E’ proprio in questo fermento creativo che nascono i Gang of Four.
Jon King (voce), Andy Gill (chitarra), Dave Allen (basso) e Hugo Burnham (batteria) affondano le loro radici nel punk e nel funk, ma il loro intento è quello di negare gli eccessi di entrambe le forme musicali. Il loro sound è secco, asciutto e matamatico; la spettacolarità dell’hard rock è vista con disgusto e così la sboccatezza del punk. I Gang of Four vogliono musica algida: nei loro pezzi non c’è spazio per la spontaneità o l’improvvisazione, tutto è programmato nel dettaglio. “I Gang of Four sono contro il calore” diceva Andy Gill, l’unico chitarrista che nell’epoca del valvolare usava amplificatori a transistor.
Entertainment! è un disco fatto di pezzi abrasivi e geometrici, compatti e nervosi. La logica della loro musica è quella della sottrazione: tutto appare costruito sui vuoti, ogni vanità è eliminata, gli assoli son banditi. Da bravi marxisti davano pari importanza e dignità ad ogni strumento.
Tutto questo gelo non nega però un’enorme potenza schizoide. Pezzi come Ether, Glass o Damaged Goods sono calibratissime bombe pronte ad esplodere. Un funk bianco e dinamitaro, scandito da una base ritmica che in tanti han imitato, ma mai eguagliato.
I Gang of Four sono forso il gruppo più saccheggiato dall’odierna ondata wave, ma in pochi li conoscono e ancor meno li ricordano. Entertainment! è il capolavoro su cui oggi si basano le discografie di migliaia di fichetti in giacca e cravatta. Fatevi consigliare da uno sciocco: la prossima volta che vi sentirete attirati da una copertina monocroma, cravatte sottili e righe di lato, lasciate perdere e comprate Entertainment!.
VOTO:9.5
Passiamo quindi a:
Gang of Four – Content
Neu Groenland, 2011

Ed ecco il neonato Content. Un dramma.
La Gang torna dopo sei anni di silenzio e, bisogna dirlo, sarebbe potuta rimanere muta.
Dopo una serie di dischi deludenti, Content non vuole tradire le aspettative e si dimostra un vero fiasco. L’energia e la carica creativa di Entertainment! e Solid Gold (1981) sono andate irrimediabilmente perse. Il disco in questione ci mostra un gruppo fiacco, evidentemente stanco di suonare. Dopo aver inventato un genere i Gang of Four paiono ora copiare i loro peggiori epigoni. Tracce senza mordente (You don’t have to be mad), imbarazzanti esperimenti già vecchi negli anni ’80 (l’agghiacciante duetto col vocoder di It was never gonna turn out too good), costanti autoplagi e terrificanti tentativi di essere catchy (Who am I?) sono la triste conferma di trovarsi di fronte ad un gruppo ormai alla frutta. Nessuno impone di suonare ancora dopo quarant’anni di musica. C’è chi può (Wire) e chi non può (Gang of Four).
Sconforto.
VOTO: 5
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