Recensione: Seefeel – Seefeel

IDM, Trip Hop
Warp. 2011
Myspace


Sul finire del 2010, in occasione del ventennale della Warp e a quindici anni dal loro ultimo full lenght, i Seefeel tornano a fare musica. Il gruppo di Mark Clifford e Sarah Peacock ha contribuito, assieme a grandi progetti come Black Dog Productions e Autechre, alla creazione di un nuovo modo di intendere la musica elettronica: un linguaggio ricercato e sperimentale, ma che non perde mai di vista l’emozionalità dell’esperienza auditiva.
I Seefeel si formano all’inizio degli anni ’90 e in soli tre dischi riescono a ideare un sound personalissimo in cui la sperimentazione elettronica si affianca a quella rock. Il loro esordio, Quique, è tuttora considerato uno dei capolavori della musica intelligente: il lirico succedersi di paesaggi sonori abitati da ritmiche avvolgenti, i chitarrismi dilatati che si disperdono nei synth e l’eterea voce di Sarah riescono a costruire attorno all’ascoltatore un’intricata architettura che pare fatta di seta. Quando Quique uscì, Simon Reynolds, uno che di musica se ne intende (consiglio: leggete il suo libro sul Post-Punk, è fantastico!), definì così il loro sound: Seefeel’s methodology makes guitars sound like samples, the synth like a choir, and the human voice like a sequencer.
La definizione di Reynolds sembra, a diciott’anni di distanza, valere anche per il nuovo disco dei Seefeel: Seefeel (apperò). Ma dove in Quique c’era levità, qui troviamo crudezza. I suoni sono duri, a tratti primitivi, la chitarra più che creare loop, crea dissonanze e rumore. Anche i pezzi più pacati risultano disturbanti e sporchi. Le ritmiche ripercorrono le strade tracciate dal trip-hop e dal dubstep, sono colpi sordi che colpiscono all’improvviso dal buio. Dead Guitars è una lenta e inesorabile sfilata di chitarre impazzite. Pezzi come Faults o Making con il loro incedere sensuale ed oscuro ricordano il trip-hop, ma il suono è frastagliato e gli scenari che creano sono desolati. Voci, synth e chitarre si sovrappongono in un affascinante caos. La voce di Sarah è più dolente che mai e il dolore che esprime sembra cerchi di dare un ordine alle cose; appare come il tentativo di tenere assieme una realtà che si sta sgrotolando, trascinata verso la rovina dall’inesorabile base ritmica.
Cercare di descrivere un disco come Seefeel è arduo, la sua grandezza sta nelle emozioni che è capace di dare, nelle immagini che crea nella nostra mente; spero però di aver acceso un po’ di curiosità verso un grande disco e verso un grande ensamble dal passato glorioso e dal futuro evidentemente luminoso.
VOTO:8

Dallo stesso artista: Quique, Succour

Lascia un commento