Dark-pop/nightmare-pop/Indie Rock-Pop
Matador 2011
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Viene da Brighton il trio che prepotentemente ma con grande stile sta entrando a far parte della scena musicale di questo 2011. Gli Esben and the Witch hanno lanciato il loro album di debutto Violet Cries lo scorso 31 Gennaio e già stanno collezionando, giustamente, ottimi giudizi dalla critica.
Tra foreste incantate, atmosfere notturne e tele dipinte con i colori del buio, le musiche degli Esben si inseriscono perfettamente nell’evidente attuale grande ritorno delle sonorità neo-gotiche, riscontrabili sia nelle profonde e oscure corde vocali di Zola Jesus sia nella versione più pop di cantanti come Bat for Lashes, creando un perfetto mix tra le “note di un incubo” e un pop assolutamente mai banale.
Rachel, David e Thomas erano già usciti allo scoperto nel corso del 2010 con Ep e singoli che sono stati però tagliati fuori dalla tracklist dell’album: la spettrale e vibrante “Skeleton Swoon”, un ritmo quasi cardiaco e da brividi in “Lucia, at the Precipice” e la schiacciante e diretta “About this Peninsula”, rimane davvero incomprensibile il motivo per cui una canzone come questa sia stata laciata fuori da Violet Cries.
Tornando alla tracklist dell’album: l’onore di aprire tutto il concept di questi “pianti viola” spetta alla argentea “Argyria”, voci avvelenate dall’argento che dapprima lente e fluide esplodono in un ritmo incalzante, quasi una fuga da qualcosa che ci insegue, per poi fondersi di nuovo in un ruscello lugubre e placido da cui lasciarsi traspostare. “Marching Song” (primo singolo dell’album) la canzone in cui sicuramente Rachel Davies da piena libertà all’intensità delle sue corde vocali; una battaglia interiore, di se stessi contro se stessi, una riflessione davanti allo specchio in cui le proprie paure squarciano le carni e lasciano inermi (“Arms and legs/teeth and nail/our fragile companions/are destined to fail”.)
Si passa poi da un arpeggio romantico e sognante di “Marine Fields Glow” alla frenesia elettrizzante di “Light Streams” per arrivare a un altro pezzo fondamentale dell’intero album: “Hexagons IV” che, attraverso un perfetto conubio tra sonorità elettriche e un’ atmosfera degna di un purgatorio pagano, richiama l’ascoltatore a una pausa riflessiva, a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dal flusso delle note che accompagnano perfettamente la voce di Rachel (“just close your eyes”).
Arrivano poi la ballata macabra di “Chorea” e “Warpath”, il pezzo più gotico dell’intero album (“terrò questi segreti nella mia pelle”), “Battlecry / Mimicry”, ritmiche della morte e della violenza.
Per finire con “Swans” , un folk sepolcrale, in cui Rachel straziata rimanere senza fiato, scemando insieme alla musica in un lontano risuonare di corde metalliche.
Violet Cries è un album da ascoltare assolutamente tutto insieme, da godere nel suo complesso e nella sua interezza, merita totalmente 45 minuti della nostra attenzione: chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare in questo mondo fiabesco dark che il trio di Brighton riesce perfettamente a creare.
Ma ogni tanto è possibile concedersi anche solo una o due canzoni degli Esben and the Witch, per evitare che il mood deprimente che esprimono abbia il sopravvento.
Voto: 8,5
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