Arriva, finalmente, anche da noi Winter’s Bone, con l’inopportuno titolo “Un Gelido Inverno”.
Siamo abituati al fatto che i film escano prima negli USA rispetto che da noi, ma da giugno 2010 a febbraio 2011 ne passa di acqua sotto i ponti: unica presentazione su suolo italiano lo scorso dicembre al Torino Film Festival. Viene poi da chiedersi cosa ci sia nella testa dei distributori cinematografici: perché posticipare l’uscita di ben 7 mesi e distribuirlo in un momento in cui escono altri mille film che si rivolgono allo stesso target?! In poco più di due settimane infatti tutti gli appassionati di film drammatici/d’autore avranno di che gioire (con però nostra immensa disperazione che dobbiamo recensire il tutto).
E sarebbe davvero un peccato se un film come questo passasse inosservato, magari coperto da altri nomi più importanti (fratelli Coen, Aronofsky, ecc), perché il film di Debra Granik è una delle più belle sorprese di quest’anno e non a caso è candidato a ben 4 oscar (miglior film, migliore attrice protagonista, miglior attrice non protagonista e miglior sceneggiatura non originale).
Il film narra la solitaria vicenda di Ree Dolly (una giovanissima e bravissima Jennifer Lawrence, classe ’90) che suo malgrado si ritrova a dover badare a due fratellini più piccoli e alla madre malata di mente in un ambiente a dir poco ostile. Ree infatti vive con mezzi di fortuna in una casa di un villaggio in una zona sperduta del Missuri. Un posto dove ad essere ostili non sono solo il clima e la terra, ma sopratutto le persone, raggelate da un freddo che sembra non finire mai. Ree si troverà a lottare per quel poco che ha: il padre, che non si è presentato ad un’udienza, ha lasciato come cauzione la casa e le autorità gliela porteranno via se lei non lo ritrova. Così Ree, più sola che mai, parte alla ricerca di un padre assente tanto nella vita della ragazza quanto nella pellicola, senza mai lasciarsi demoralizzare.
Un muro di omertà vige sulla fine che ha fatto il padre: tutti sembrano sapere qualcosa, ma nessuno vuole parlare. Ree conosce le regole del gioco e sa a quali valori far appello per avere informazioni, ma chi le nasconde la verità cercherà di zittirla con la violenza.
Nulla può però fermare la giovane, che più agguerrita che mai dimostrerà di avere una forza dentro di sé che nessuno si aspettava e che nel momento in cui verrà riconosciuta la renderà degna di essere un’adulta.
Incredibile la caratterizzazione dei personaggi: in ogni nucleo familiare a cui Ree si rivolge sembra esserci la stessa gerarchia, dove l’uomo brutale comanda e la donna sottomessa intercede per la ragazza. Le donne del film sono le uniche ad essere solidali con Ree e questo sentimento è reso tanto più forte dalla durezza, crudezza e fermezza con cui è messo in scena. Si tratta di donne glaciali, che hanno quasi perso tutto quel che di femminile possono avere, ma che hanno stretto tra di loro una sorta di tacito patto d’alleanza.
E proprio in virtù di questo valore decideranno di aiutare Ree a compiere quell’atto estremo che la riabiliterà nella società che la aveva esclusa e al tempo stesso segnerà il suo ingresso nella vita adulta.
Winter’s Bone è un film duro, duro come la terra che con tenacia gli onesti lavorano e gli spacciatori calpestano. E’ un film sulla perdita dell’innocenza, sulla presa di coscienza del male che si può nascondere nella gente, anche quella più vicina a noi.
Voto: 8

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