Recensione: Mogwai – Hardcore Will Never Die, But You Will

Post-Rock/Noise Rock
Rock Action-Sub pop, 2011
Sito Ufficiale

Assieme a una manciata di altri gruppi, i Mogwai hanno contribuito a delineare le traiettorie stilistiche del post-rock, genere da sempre multiforme, difficilmente etichettabile, che fa della mancanza di un reale corpus teorico la sua arma vincente. Quello che mi chiedo adesso, ascoltando il nuovo disco dei Mogwai, è: nel 2011 ha ancora senso suonare post-rock? o meglio, ha senso suonarlo come fanno i Mogwai?
Nel 1997 diedero alle stampe Young Team, capolavoro imprescindibile del rock destrutturato e sperimentale, album sempre in bilico fra aperture melodiche di struggente lucentezza e dissonanti scatti di rabbia rumorosa; seguirono altri sei album fra cui il bellissimo Come On Die Young (1999), e il penultimo e decisamente ispirato The Hawk is Howling (2008).
La cifra stilistica degli scozzesi sembra però esser rimasta invariata.
Il disco è bello, come sempre ben suonato, emozionante, ma c’è qualcosa che mi fa storcere il naso. Forse che dopo vent’anni di carriera i Mogwai continuino a suonare sempre nella stessa maniera, forse che dopo un po’ la dicotomia soft/loud rompe i maroni, forse che ci si aspetterebbe molto di più da un gruppo con le loro potenzialità. Non so.
Abbiamo il sapore jazzy di Letters to the Metro; il rock roccioso ed epico di Rano Pano, prosecuzione diretta del discorso iniziato nel disco precedente; i chitarrismi tesi di San Pedro: belle tracce, ma che non fanno altro che acuire una persistente sensazione di déjà vu, di già visto e sentito. L’intento degli odierni Mogwai sembra essere il ripercorrere pedissequamente gli schemi del loro glorioso passato e, personalmente, per un gruppo della loro caratura mi sembra davvero poco.
(E poi qualcuno mi dovrà spiegare perchè vanno tutti pazzi per il vocoder e i filtri robotici alla voce…orrore!)
VOTO: 6

Dallo stesso artista: Young Team, Come on Die Young
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