titolo originale: Broderskab
regia: Nicolò Donato
Danimarca, 2009
E’ come vedersi sputare in faccia l’ipocrisia di comodo che spesso la gente usa contro il prossimo, quella di cui sei consapevole ma che non t’importa di mostrare agli altri, quella di cui ti servi per giudicare non giudicando te stesso. Il primo lavoro di Nicolò Donato, produzione danese, tratta un tema difficilissimo, quello di gruppi neonazisti sempre più visibili nella vita politica odierna, organizzati e forse non abbastanza temuti. Lo fa inserendoci una componente che permette di svelarne tutta l’insensatezza, mostrando la contraddizione che qualsiasi essere umano potrebbe mai sentire su di se predicando lezioni del terzo Reich, calpestando la propria umanità nel sostenere idee simili.
Lo sguardo disincantato e basilare di questa storia svela la fintezza dei rituali nostalgici della Germania del ’40, scardina atteggiamenti forzatamente machisti e imperniati sull’obbedienza cieca, in cui si possono individuare, semplificando, due categorie di persone:
– quelli più intelligenti, che utilizzano l’ideologia assurda, cinica e violenta per il proprio potere personale servendosi di gente stupida, spesso branchi di ragazzini che li seguono perché non hanno di meglio da fare.
– quelli che si adeguano al branco e fanno parte del gruppo perchè dà un senso alla loro esistenza vuota, permette loro di avere degli ideali, per lo più violenti, così sanno come passare il tempo e sfogano un po’ di frustrazioni personali, represse e non.
Tutto qua. A questo si riduce qualsiasi considerazione possibile su gente che, come fine ultimo, ha solo quello di rompere i coglioni al prossimo. L’ideologia, per quanto ben costruita, non è altro che una scusa. Gli uni, più intelligenti, la usano per avere successo. Gli altri, per far parte di qualcosa.
Il Nazionalsocialismo è così una fuffa, uno sfogo delle frustrazioni banali dell’uomo. E ciò è ancora più evidente quando un ex soldato, Lars, cacciato con accusa falsa di avances a commilitoni, sveglio e con spiccato senso critico, incontra un gruppo di neonazisti organizzati e li chiama sfigati, gente con niente di meglio da fare. Il loro capo, notando l’acutezza di pensiero del ragazzo, pensa bene di invitarlo fra loro per rimpinguare il gruppo e aumentarne l’acume. Dopo una prima resistenza, il ragazzo cede e si unisce a loro. Premesso che non sposa affatto quella ideologia, Lars finge di piegarsi perché in quel momento della sua vita non ha altro, la prende come un’esperienza, viene ben visto dai vertici del partito e sostenuto perché intelligente, e per lui piegare la propria intelligenza a una cosa tanto stupida è fin troppo facile. In questo ambito si crea il contatto con l’umanità di ragazzi normalissimi, che passano il tempo a bere e sparare cazzate e malmenare qualcuno giusto per farlo, in nome di idee che vivono solo superficialmente. Tra di loro c’è anche Jimmy, membro da tempo del gruppo, e Lars, cacciato ormai di casa dai suoi per le nuove frequentazioni, viene mandato con lui a sistemare un caseggiato per i vertici del partito. Vivono per qualche tempo assieme, entrano in stretto contatto ed è lì che tutto crolla. Perché tra i due c’è un’attrazione innegabile che si rivela in poco tempo e malgrado le evidenti resistenze iniziali, soprattutto di Jimmy, per cui la cosa è completamente inaspettata, non possono far altro che prendere atto del fatto. Malgrado Jimmy, già da tempo nel partito e con un fratello da accudire, viva con profondo fastidio la contraddizione con ciò che predica, col fatto che due settimane prima ha malmenato a sangue un “finocchio” individuato dal gruppo, il loro legame è innato e istintivo e potente, non c’è nulla da fare. Il film non scade, non banalizza, è crudo e la violenza aumenta ancora di più quanto più la situazione e la contraddizione diventano insostenibili.
La scena della festa del partito, il pogo tra i due, colpisce a fondo, convince.
Non sorpende che abbia vinto il festival del cinema di Roma, per il valore doppiamente sociale, per lo scardinare doppiamente dei cliché, del frocio debole e del nazista forte, mostrando semplicemente ciò che è, passando oltre alle ideologie e andando all’osso.
Viscerale.

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