Recensione: Rabbit Hole

John Cameron Mitchel, 2010
Drammatico
Imdb, Mymovies

E’ uscito nelle sale italiane il 10 Febbraio il nuovo film di John Cameron Mitchel, Rabbit Hole, già presentato il 1 Novembre 2010 al Rome International Film Festival e poi distribuito ufficialmente in USA il 17 Dicembre 2010, seppur in limitate sale. 
John Cameron Mitchel, già famoso per il pluripremiato Hedwig – La diva con qualcosa in più e per Shortbus – Dove tutto è permesso, è sicuramente un regista amato e discusso allo stesso tempo, un esponente del cinema indipendente e provocatorio.
Questa volta si è trovato alle prese con la messa in scena sul grande schermo dell’omonima piece teatrale, vincitrice del premio Pulitzer, dell’americano David Lindsay-Abaire (sceneggiatore del film stesso).
Becca (Nicole Kidman) e Howie Corbett (Aaron Eckhart) sono una benestante coppia come tante residenti nelle villette del Queens, ma da otto mesi a questa parte le loro vite sono state stravolte da uno degli eventi più tragici che possa capitare nella vita: il figlio Danny, di soli 4 anni, è stato investito e ucciso da un auto proprio di fronte casa mentre rincorreva il cane che inseguiva uno scoiattolo.
I due si trovano così in una sorta di limbo emotivo, sospesi e congelati nell’elaborazione di un lutto che sembra insuperabile e sviluppano opposti meccanismi di rimozione: Becca vuole eliminare qualsiasi ricordo o traccia del figlio deceduto dedicandosi ad opere alternative come giardinaggio e cucina, mentre Howie tenta di obliare l’evento riguardando ogni sera i video di Danny. Queste differenti linee di pensiero e di atteggiamento portano i due coniugi a litigare, ognuno difendendo la propria posizione, e non fanno altro che amplificare il clima teso e di sofferenza che regna in casa Corbett.
La trama non è articolata ne tantomento è il punto di forza di questo film, la vicenda si concentra prevalentemente sull’aspetto emotivo dei protagonisti e si muove tra i loro turbamenti e le loro difficoltà a procedere con una vita normale. E sicuramente questo intento è pienamente raggiunto dalla ormai indiscussa bravura di Nicole Kidman (che con questo film si è meritata una candidatura all’Oscar) e da un’ottima performance di Aaron Eckhart. Ma quello che dovrebbe essere il fulcro, nonchè la bellezza di questo film, ossia proprio l’approfondimento emotivo e interiore dei personaggi, la rappresentazione del loro umore e della loro inestimabile sofferenza, tende a diventare pesante e ripetitivo durante i 90 minuti, raggiungendo quasi un eccesso di drammaticità all’interno del dramma stesso.
Come precedentemente detto, l’interpretazione della Kidman è ineccepibile, ma il film sembra quasi assumere il ruolo di “Oscar-detector”: non che l’attrice australiana non meriti un Oscar (che già ha vinto con The Hours) ma, tenendo in considerazione il fatto che per la Kidman l’ultimo periodo non è stato dei migliori, sembra davvero che questa opera di Mitchell sia stata creata apposta e su misura per riportare in auge la talentuosa attrice, e la cosa non sembra venire mascherata in nessun modo.
Le scene madri sono tutte lasciate a lei, vera e unica protagonista del film, e anche un bravissimo Eckhart viene messo in posizione secondaria rispetto alla potenza espressiva dell’attrice: uno straziante pianto nell’auto, di cui la cinepresa non perde una singola lacrima.
E nonostante questo intento sia riuscito, vista la candidatura come Migliore Attrice Protagonista, ciò non è abbastanza per giustificare tale manovra: guardando la pellicola quella della Kidman sembra una performance pianificata con maggiore attenzione del film stesso. 
Per questo motivo il risultato finale è tutt’altro che convincente.

Dallo stesso regista: Hedwig – La diva con qualcosa in più, Shortbus – Dove tutto è permesso
Film simili consigliati: A Single Man,


Una replica a “Recensione: Rabbit Hole”

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