Thriller / Spy story
Il nuovo film di Jaume Collet-Serra è un classico.
Un classico nel senso stretto del termine: è ammirevole infatti il modo in cui tutti i luoghi comuni del genere vengano usati per costruire una storia che si sviluppa lungo le due ore della pellicola senza mai un calo di ritmo, senza che mai l’attenzione dello spettatore rischi un calo.
A metà tra spy story e thriller psicologico, il film di Jaume Collet-Serra pesca a piene mani dalle lezioni impartite da Polanski e Hitchcok, ma è davvero incredibile come ogni elemento sappia di già visto, ma al tempo stesso funzioni perfettamente in gioco di incastri citazionisti e saggezza registica.
Il tema dell’identità perduta, a dir poco abusato nel cinema, non trova qui nuovi respiri, ma non annoia mai e trova sempre strade (non nuove, ma sicure) su cui svilupparsi.
Il film narra la vicenda del biologo Martin Harris (Liam Neeson) che, accompagnato dalla moglie, giunge a Berlino per una conferenza e che dopo un incidente ha problemi di memoria e si ritrova suo malgrado a dover ricostruire i pezzi della sua identità.
La trama grazie a numerosi colpi di scena tiene incollati fino al forse prevedibile finale e gli attori sembrano più che degni della situazione (molto interessante il personaggio interpretato dalla stupenda Diane Kruger).
Anche dal punto di vista tecnico il film si conferma come esempio di un modo di fare cinema estremamente classico: la cinepresa che ruota leggermente intorno al primo piano del protagonista per sottolineare il momento di confusione di identità, gli immancabili inseguimenti in auto, i giochi di nascondigli nelle fasi di caccia all’uomo e il combattimento finale caratterizzato sino all’eccesso da un improvviso cambio di scenografia sono solo alcuni dei molti esempi che si possono fare.
La splendida ambientazione a Berlino incornicia la storia in un clima freddo, ostile, straniero in cui saranno immancabili i riferimenti alla Germania precedente alla caduta del muro e in cui tutti e tutto sembrano essere d’ostacolo al raggiungimento dello scopo del protagonista.
Un film quindi “semplice”, ma al tempo stesso molto godibile e ben realizzato.
Lunga vita ai classici!
Voto: 7
Dallo stesso regista: La mascehra di cera, Orphan.
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