Recensione: Sucker Punch

Il primo film su soggetto di Zack Snyder. Dopo il discusso 300 e il glorificato Watchmen (passando per il fantasy di “Il regno di Ga’Hoole – La leggenda dei guardiani”) il regista americano finalmente ha girato un film basato su una sua idea. E il risultato non poteva che essere quanto meno pacchiano, cafone, barocco, pieno di slow motion, esplosioni, ecc.

La storia di Sucker Punch narra la vicenda di Baby Doll, problematica ragazza che in seguito ad un “incidente” casalingo in cui muore sua sorella finisce… in un ospedale? In un bordello? Scopritelo voi.
Gli iniziali salti introducono una narrazione volutamente ambigua, nella quale è difficile capire cosa sia la realtà e quali invece siano le fantasie della bambola protagonista del film.
Ad ogni modo, che sia un bordello o un manicomio, lo scopo di Baby Doll e delle sue 4 splendide amiche è lo stesso: fuggire. E per farlo avranno bisogno di quattro oggetti, più uno misterioso. Il piano è semplice: per ottenere questi oggetti Baby Doll danza e mentre sono tutti in trance, sconvolti dalle sensuali movenze dell’angelicata vergine, le altre rubano il necessario. Non ci viene mai mostrato come danza Baby Doll poiché proprio quando inizia a muoversi, per poter ballare libera come un’ossessa, la ragazza ha bisogno di rifugiarsi nelle sue deliranti e violente fantasie in cui lei stessa e le sue amiche combattono contro orde di nemici per ottenere una versione “ingigantita” dell’oggetto che necessitano nella realtà.
E che abbia allora inizio il delirio più folle! La ricerca di una mappa diventa una guerra contro tedeschi steampunk in un ipotetico passato alternativo, il fuoco lo trovano in uno spin-off lesbo di Reing of Fire, mentre il coltello lo ottengono in un mondo fantascientifico che ricorda giusto un po’ Final Fantasy XIII.
Ma tutto questo in realtà conta poco e nulla. La storia è solo una scusa per posizionare le cinque figliuole nelle situazioni più assurde e impossibili, l’eccesso è la chiave di volta del film. Tutto è eccessivo e fiero di esserlo, non solo nelle situazioni, ma anche nel linguaggio cinematografico usato. I colori, quando non accecanti, sono comunque sempre saturi, ogni gesto è sottolineato all’eccesso, il dettaglio è sempre messo in risalto con inquadrature ravvicinatissime e slow motion, il quadro è sempre pieno, completo, incoerente forse, ma non importa.

Intrattenimento puro quindi, ma cosa c’è di male? Niente se è cosciente di esserlo e ben fatto. E Sucker Punch è davvero ben fatto. Notevole anche la colonna sonora che spazia da “Sweet Dreams (Are Made Of This)” e “Asleep” degli  Smiths cantate dalla protagonista Emily Browning, ad un’epica versione di “Army of Me” di Bjork con gli Skunk Anansie, passando per Emiliana Torrini.
Girl power all’ennessima potenza, il femminino sacro, puro e potente che invade lo schermo e si impone. Mai una goccia di sangue e sporcare questa folgorante purezza.
Per una volta, grazie all’assenza di possibili critiche derivanti dall’opera originale da cui è tratto il film, Zack Snyder può dormire sogni tranquilli. Sucker Punch è figo e noi non possiamo che ringraziare.

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