Recensione: Jamie Woon – Mirrorwriting

Polydor, 2011
Soul/ Post-Dubstep/ Pop
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Giusto ieri scrivevo di The Weeknd e nel mentre però penso spesso a James Blake dato il concerto vicinissimo (concerto con solo 450 posti, 2 occupati da THunder_score, madò quanto siamo fighi).
Ed ecco che arriva il punto di incontro tra i due, tale Jamie Woon. Ovviamente anche per lui super hype e bla bla, che noia, parliamo del disco, che è meglio.
Il primo singolo di “Mirrorwriting” è un pezzo prodotto con niente di meno che col Sig. Burial. E si sente. Ma “Night Air” già ti introduce nello sdoganamento ufficiale della dub. Mai dubstep fu così pop, così accessibile.
“Street”, molto orecchiabile e dal vago sapore anni ’80, entra in testa e non ne esce, fate attenzione.
“Lady Luck” mi confonde, stupro o superamento di una fase? Alla fine rimane poco di tutti i generi di cui è composto e ne rimane un pezzo ballabilissimo, falsetti accattivanti e ritmo coinvolgente.
In “Shoulda” predomina il suol che lo avvicina a James Blake, ma il sound è molto più pieno e l’atmosfera meno rarefatta. Il caro vecchio James è molto più minimale.
“Middle” è molto facile da ricordare ed è un altro esempio di dubstep reso ormai irriconoscibile.
Vicino a quel che si può sentire in “House Of Balloons” del progetto “The Weenkd” è “Spirits”: pezzo soul, voce bella, ma insipida. Svolta, cambio di ritmi, si rallenta con “Spiral”: perfetto sottofondo per intrattenere un ospite speciale, ma niente di più. “TMRW” poi non ha più nulla o quasi di dub o soul e la potremmo sentire tranquillamente su Mtv.
In “Gravity” sovrasta la voce soul, il passo è dub, ma la chitarra “stempera” e prosegue il discorso di “facilitazione” al genere. La canzone più alla James Blake dell’album, il che è bene.
Veri passi falsi non ce ne sono, ma manca l’urgenza che si può sentire nei due album che, arbitrariamente, ho scelto come paragone per descrivere il rampollo di turno.
Non ci farà dimenticare in fretta James Blake, non avrà la voce di “The Weenkd” (e la spinta innovatrice), ma sa il fatto suo. Tre la tante vie che il post-dubstep sta prendendo questa è una, scegliete voi quale vi piace di più.
Ad ogni modo, esordio approvato.
Artisti simili: James Blake, The Weeknd.

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