Rotten Review: Cappuccetto Rosso Sangue

In occasione dell’uscita di un film così incredibilmente brutto THunder_Score inaugura una nuova sezione: le Rotten Review, solo per voi, i film peggiori trattati come meritano!
Cappuccetto Rosso Sangue (che già solo dal titolo fa morire dal ridere) è in pratica Twilight in costume.
E la “recensione” potrebbe finire qua, ma perché privarci del piacere di insultare liberamente questo spreco di pellicola?!
I punti di contatto con “Twilight” sono innumerevoli: 1) la protagonista mongola e inespressiva, 2) sempre lei, la cagna, combattuta tra il biondino benestante e precisino e il belloccio oscuro di turno, “rude” (ahahahah) e “ribbelle”, 3) un mito stravolto e stuprato. Della storia dei fratelli Grimm non rimane nulla: il lupo cattivo è diventato un lupo mannaro, il cacciatore è un personaggio del clero sadico e insensato (Gary Oldman, cosa mi combini…?), la nonna è un hippie allucinata e psicopatica e poi lei, Cappuccetto Rosso è un’adolescente infoiata, la cui unica preoccupazione è farsi inforcare dal maschietto di turno.
L’insinuare il nemico all’interno del villaggio poteva essere un elemento interessante, ma alla fine serve solo per allungare il brodo: basandosi su pochi elementi (il colore degli occhi, l’odore e qualche frase) Cappuccetto Rosso comincia a dubitare di tutti per capire chi si celi sotto il manto scuro del lupo e questa perplessità si traduce in una serie di sguardi da flashata della protagonista che al minino rumore o fruscio salta, manco le fosse esplosa accanto una mina anti-lupo. Il suddetto cacciatore/sacerdote è il personaggio più insensatamente sadico che si sia mai visto. La scena in cui viene presentato è esilarante: si presenta con un corteo di argentei cavalieri più numeroso degli abitanti stessi del villaggio, portandosi appresso un elefante di ferro (?!) che usa come tortura per estorcere informazioni. Interessante notare come faccia più morti nel villaggio il cacciatore del lupo, e nessuno muove un dito contro di lui praticamente.
La nonna regala momenti indimenticabili ogni volta che compare su schermo: sostanzialmente è una cocainomane hippie che vive da eremita e che viene ogni volta messa in luce come la più probabile sospetta di essere il lupo.
Tecnicamente il film è un vero epic fail. La sceneggiatura è divertentissima (uno dei momenti più divertenti del film è quando la cagna esce di casa, la madre le chiede dove stia andando e lei risponde tutta seria ed epica, manco fosse Frodo che sta andando al Monte Fato, “Dalla Nonna!”). Le scenografie sono fintissime, così finte da dar fastidio e gli effetti speciali mediocri.
Le uniche cose decenti sono i “sogni” di libertà della cagna, il colpo di scena finale (abbastanza insospettabile l’identità del lupo) e la colonna sonora, tutta una ripresa dell’inedito di Fever Ray per il film, “The Wolf“.
In sostanza la regista, per l’appunto la stessa di “Twilight”, poteva risparmiarci questa rivisitazione a caso della favola dei Grimm e gli attori scelti (che in passato han dato prove di ben altre qualità recitative) fan morire dal ridere per quanto sono pessimi.

Una replica a “Rotten Review: Cappuccetto Rosso Sangue”

  1. Magistrale nell'insulto (giustificato) !La gente deve esser cosciente dello sterco che si mangia, tra l'altro pagando.

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