Puzzle Game
Xbox 360, PS3, PC
Valve, 2011
Il primo Portal nacque come esperimento/espansione di quell’immenso capolavoro che è Half Life 2, ma la sua genialità creò ben presto tanti proseliti da convincere la Valve a crearne un seguito e il momento tanto atteso è finalmente arrivato.
Portal 2 non è un semplice e banale “more of the same” del primo: questa volta si tratta di un gioco vero e proprio e non di una specie di espansione.
Ma andiamo con ordine: i punti di contatto sono la protagonista, la povera Chell, l’intelligenza artificiale con cui avrà a che fare, GLaDOS e ovviamente i portali. Tutto il resto è pressoché mutato. Innanzitutto la storia non è più un’appendice, ma è sempre presente e anzi domina tutti gli eventi e le decisioni dei protagonisti: tutto verte sulla lotta tra GLaDOS e Wheatley, un’altra intelligenza artificiale presente negli Aperture Laboratories e su quale tra le due sia davvero nostra alleata per la fuga.
Se nel primo Portal dovevamo affrontare 19 stanze più una parte nel “retro” dell’Aperture ora la situazione è completamente diversa. Sono passati molti anni da quando Chell ha sconfitto GLaDOS e tutto è in rovina. I posti già visti sono irriconoscibili e tutto cade a pezzi. Tra una rovina e l’altra avremo modo di riaffrontare le vecchie stanze, vederne di nuove ed esplorare gli enormi ambienti dei laboratori. Una parte molto interessante è quella che ripercorre la storia dell’Aperture Science: dopo essere stati scaraventati nei fondali più remoti dovremo pian piano risalire, ripercorrendo le tecnologie sviluppate dagli scienziati.
Oltre quindi ad una longevità a dir poco quadruplicata troviamo numerose novità dal punto di vista del gameplay che rendono le molte ore necessarie per completare il gioco sempre nuovo e mai noioso.
La più divertente è l’introduzione di tre gel: l’arancione per la propulsione, il blu per saltare più in alto e il bianco che permette di creare portali su superfici che normalmente non lo permetterebbero.
Nuovi anche i turbini che trasportano oggetti e persone, così come i trampolini per i salti. Tutti gli elementi vengono prima introdotti singolarmente e poi pian piano messi insieme per creare enigmi di difficoltà mai folle, ma comunque impegnativi. Sotto questo aspetto forse si poteva osare di più, ma la frustrazione sarebbe stata forse troppo alta.
Quel che rende il gioco Valve un vero e proprio capolavoro però non è tanto il gioco in sè, per altro quasi perfetto a livello di game design. Quel che stupisce davvero è, come sempre nei giochi Valve, la cura per i dettagli.
Le musiche elettroniche hanno la stupenda peculiarità di completarsi con procedere degli enigmi. Ad ogni azione corrisponde un suono che produce (se l’enigma viene risolto al giusto “ritmo”) la colonna sonora perfetta, esaltante nel premiarti e capace di sottolineare i momenti più importanti.
I dialoghi, qui presenti in quantità abnormi, sono bellissimi. GLaDOS, Wheatley e altri personaggi non-nominabili sono fonti di alcuni dei dialoghi e momenti più esilaranti della storia del videogioco. La loro caratterizzazione, il loro accento, la recitazione sono pressoché perfetti.
Gli ambienti, pur debitori di un motore grafico ormai obsoleto, riescono a colpire sia per il senso di imponenza che per la loro “coerenza”.
Tutto è perfettamente calcolato, sia ovviamente negli enigmi che nella rifinitura di questi: il percorso da seguire è sempre uno e uno solo, sia che si tratti delle classiche stanze dei sadici test, sia che si stia esplorando l’immenso edificio. Ma di tutto questo non se ne ha quasi percezione, si è troppo presi ad ammirare gli spazi e sopratutto a capire come andare avanti.
Come se non bastasse una campagna single-player molto longeva, in Portal 2 troviamo anche un co-op che non è il solito contentino, ma è un’espansione della storia principale e che forse è la parte più impegnativa (e bella quindi) di tutto il gioco.
Trovare un difetto a Portal 2 è impossibile.
Uno forse sì, ce l’ha.
Fa male.
Davvero.


Lascia un commento