Recensione: Thor

Kenneth Branagh, 2011
Azione
Imdb, Mymovies

Thor, possente Dio del tuono, figlio di Odino, creato nel 1962 dai geniali Stan Lee e Jack Kirby, non è di certo il personaggio della Marvel più semplice da trasportare al cinema ma ci pensa Kenneth Branagh a girare il secondo cinecomic più riuscito prodotto dai Marvel Studios.
Figlio primogenito del potente Odino (Anthony Hopkins), Thor (Chris Hemsworth) è destinato a salire al trono di Asgard ma il suo indomabile istinto combattivo lo spinge ad un’azione avventata contro i Giganti di Ghiaccio e ciò rischia di mettere a repentaglio la pace e la sicurezza dell’intero regno. Odino decide dunque di mandare il figlio in esilio sulla Terra, privato dei suoi poteri e impossibilitato ad usare Mjolnir, il suo micidiale martello.
Caduto nel deserto del New Mexico il dio nordico si imbatte in un gruppo di ricercatori, Jane Foster (Natalie Portman), Erik Selvig (Stellan Skarsgård) e Darcy Lewis (Kat Dennings), che indagano i curiosi eventi atmosferici che hanno luogo nel deserto. Intanto nel regno di Asgard il fratello Loki (Tom Hiddleston) approfitta di un malessere del padre per salire al trono.
Affidare la regia di un film commerciale e d’azione ad un regista come Kenneth Branagh, famoso per i suoi adattamenti cinematografici delle opere di Shakespeare, è stata una scelta coraggiosa e non poco discussa. Ma quello che pubblico e critica erano curiosi di vedere sul grande schermo, ossia come il regista britannico riuscisse a fondere fumetto, effetti speciali e teatralità in un unico film, è stato ampiamente e positivamente soddisfatto. 
Il regista crea con successo un ben riuscito connubio tra i due elementi: da una parte c’è il rapporto tra Thor, principe di Asgard, il padre Odino e il fratellastro Loki, un legame che ricorda gli intrighi di corte, i tradimenti, la lotta per la successione al trono tipici delle grandi tragedie shakesperiane.Dall’altro, l’intreccio da tragedia familiare non va mai a discapito di un tono che si mantiene leggero ed intrattenitivo: il film si scatena in una giostra di azione, umorismo, amore, guerra, in definitiva, sano divertimento da gustare con in mano una confezione di pop-corn.
E anche dal punto di vista della recitazione e dei costumi dei personaggi il paragone con i vecchi film shakesperiani dello stesso Branagh sembra immediato: l’amico di Thor, Fandral (Josh Dallas), sembra quasi essere, esteticamente e nel modo di recitare, un’autocitazionismo di Kenneth Branagh e del suo Hamlet del 1996. L’accento dei personaggi alla corte di Arsgald è costruito su quell’inconfondibile accento brittanico e il linguaggio usato dagli stessi ha molti punti di contatto con l’inglese aulico e poetico di Shakespeare.
Anche da un punto di vista tecnico il film non ha nulla che non funzioni perfettamente (a parte un 3D talvolta mediocre e inutile): la macchina spettacolare è perfettamente oliata in ogni sua parte, dalle sequenze action rocambolesche e ben calibrate, alla componente romantica (l’amore “impossibile” tra il Dio Thor e la mortale Jane), gli effetti speciali sono ben riusciti e mai eccessivi, e il risultato è cinema “pop” piacevole e divertente che ha il pregio di presentare al pubblico generalista un personaggio e un universo inedito e accattivante, e incasellare un nuovo tassello del mondo Marvel.
Non bisogna dimenticare infatti il grande progetto che è in fase di sviluppo nei Marvel Studios, ossia la versione cinematografica de I Vendicatori, in cui tutti i personaggi dell’universo fumettistico-cinematografico di Stan Lee (Iron Man, Hulk, Thor, Capitan America e tanti altri) saranno riuniti sul grande schermo a creare un vero e proprio film-evento crossover, che porterà i comics molto vicini all’arte filmata.
Come era stato per Iron Man 2, in cui in una scena finale dopo i titoli di testa veniva anticipato il successivo capitolo Marvel (appunto Thor), anche in questa pellicola è presente un’anticipazione di quello che sarà il nuovo film targato Marvel Studios, ossia Capitan America. Ovviamente non posso dirvi nulla circa la scena, perchè sarebbe uno spoiler spietato, quindi vi tocca vedere il film.
Nota curiosa e tecnica: gli amministratori di THunder_score possono vantare in questo caso di aver visto il suddetto film in una sala Imax (per essere più specifici al cinema Imax di Potsdamer Platz a Berlino) e da buoni nerd quali siamo non potevamo mancare in una mini riflessione sulla qualità del 3D in una sala di questo tipo. Beh, non so a quanti di voi dia fastidio il 3D nelle sale “normali” (a me tantissimo, mi imgarbuglia la vista e mi fa venire mal di testa) ma devo assolutamente constatare il fatto che l’esperienza di vedere un film in 3D in una sala Imax è completamente diversa, c’è una qualità digitale dell’immagine molto migliore, non viene mal di testa, l’immagini sono più nitide e definite e l’ “effetto 3D” è nel complesso molto più piacevole e godibile.

Film dallo stesso regista: Frankenstein di Mary Shelley, Hamlet, Sleuth – Gli Insospettabili
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