Recensione: The Tree of Life

Ricordate la sensazione che avete provato guardando gli ultimi 20 minuti di 2001: Odissea nello spazio? Il nuovo film di Terrence Malick, Tree of Life in un certo senso è quasi una versione amplificata di quel tipo di esperienza visiva.

Proprio esperienza visiva è forse il modo migliore di definire questo prodotto, una sorta di Koyaanisqatsi spirituale, una sinfonia di immagini e suoni che materializzano una specie di flusso di coscienza dei tre protagonisti.

Tutto il film si svolge mantenendo in parallelo la creazione dell’universo alla costruzione di una famiglia americana, entrambi questi (micro e macro) cosmi sembrano essere legati da elementi di convergenza, entrambi dominati da un padre che distrugge e che non ascolta le preghiere dei suoi figli.
Il film esplora alla perfezione la sensibilità dei bambini, in una certa parte si potrebbe quasi descrivere come un perfetto ritratto d’infanzia, in alcune sequenze sembra quasi di essere di fonte a Ratcatcher di Lynne Ramsay (anche lei in concorso con Malick al Festival di Cannes).
Il film di una ricchezza visiva, che regala immagini di altissimo livello, grazie al lavoro del direttore della fotografia Emmanuel Lubezki e dello scenografo Jack Fisk. Il lavoro della macchina da presa è avvolgente, sempre in movimento ad osservare da vicino i personaggi (che siano bambini o dinosauri) come se prendesse momentaneamente le parti del dio che osserva lo svolgersi degli eventi, che ascolta i suoi figli ma che non fa nulla per loro.
Sicuramente molti rimarranno delusi da questo tipo di prodotto, la presenza nel cast di due star del calibro di Brad Pitt e Sean Penn (che si vede molto poco solo all’inizio e alla fine) può trarre in inganno, non mi sorprenderanno di certo reazioni negative su questo versante (non troppo dissimili da quelle che hanno accompagnato Somewhere della Coppola).
Cercate se possibile di andare al cinema con la mente libera senza aspettarsi un film strettamente narrativo ma goderselo di più come un esperienza visiva in se.
Questo film è stato distribuito in Italia anche in un numero limitato di copie il lingua originale con i sottotitoli italiani ma se volete un consiglio, e non siete inutilmente contro il doppiaggio ad oltranza, cercate di vedere questo film nello schermo più grande e alla qualità più alta possibile alla vostra portata, godersi un esperienza cinematografica del genere al massimo della qualità vale sicuramente più la pena di sentirsi le poche frasi pronunciate in lingua originale.

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