Recensione: Lady Gaga – Born This Way

“The Fame” fondamentalmente ebbe successo perché fu trascinato da super singoli quali Poker Face, Paparazzi e Love Game. 
“The Fame Monster” fu creato a puntino per calvacare l’onda di successo e delineò l’immagine che conosciamo di Lady Gaga grazie ai video di Bad Romance e Telephone.
Ora è la volta di “Born This Way” che, dopo le roboanti dichiarizioni di qualità eccelsa, deve dimostrare che Stefani Germanotta ha davvero qualcosa di più delle solite Britney Spears, Christina Aguilera, Rihanna, ecc. La differenza fondamentalmente qual è? Che lei le canzoni se le scrive, e non è poco nel mondo del super pop mainstream.
Nelle intenzioni della pop star più acclamata del momento questo sarebbe stato non solo l’album del decennio (ebbene si, ha detto così), ma anche una sorta di storia sulla nascita di una nuova razza, priva di pregiudizi e finalmente libera. Lei, la creatrice, è la Mother Monster e tutti i suoi fan sono i Little Monsters (insomma, come Renato Zero con i suoi sorcini, ma su scala mondiale).
Ma le canzoni come sono? Direi meglio di come avrebbero lasciato presagire i due singoli precedenti all’uscita. 
Lo spazio in cui la Germanotta si muove è quello in cui regna sovrana: il pop-dance che tutte si sono messe a fare da quando c’è lei. Ma non per questo si siede sugli allori e anzi si concede non poche influenze e contaminazioni, senza mai ovviamente osare troppo. 
Nulla di originale quindi, ma nulla di originale (o rivoluzionario) si aspettavano i fan e il resto del mondo.
L’apertura con Marry The Night sembra un omaggio a quella dance anni 90 che lei ha riportato in voga: Donna Summer docet. Born This Way, collage/clone/omaggio/quel che volete voi, fa il suo sporco lavoro come singolo apripista all’album. Goverment Hooker è evidentemente la prossima super hit della Germenotta, il pezzo che con ogni probabilità ci tormenterà tutta l’estate. La follia regna sovrana, con l’inizio lirico e poi il tunz tunz che arriva e domina: il sound è sempre super cafone, ma ora è curatissimo e dimostra come l’album sia stato molto ben prodotto. Judas invece soffre di una strana sindrome di cui sono afflitte altre canzoni: strofe interessanti, originali e per niente riempitive in attesa di un ritornello catchy, per poi ritrovarsi con un ritornello veramente banale. Di solito è il contrario.  
 Americano e Scheiße sono le due classiche canzoni che solo Lady Gaga può fare suscitando ilarità e non insulti: la prima sugli immigrati tenta di replicare il successo di Alejandro, la seconda sfoggia un tedesco incomprensibile e una tamarrezza senza pudore. E se lì per lì uno ci ride su e pensa di non ascoltarle più si sbaglia: entrano in testa, senza scampo.
Bloody Mary sinceramente non me l’aspettavo: la base sa tanto del mitico “Discovery” dei Daft Punk, ma se possibile ancora orecchiabile. Le schitarrate di Bad Kids impressionano sulle prime, ma tanto scompaiono ben presto per lasciare posto ad un pezzo tranquillamente evitabile, sopratutto per il fatto che soffre della stessa sindrome di cui è afflitta Judas.
Electric Chapel è uno dei pezzi migliori dell’album: stile Gwen Stefani dei tempi d’oro di “Love, Angel, Music, Baby” è semplicemente un bel pezzo pop, con tutti gli attributi ai posti giusti. Le canzoni non citate sono decisamente brutte, i classici riempitivi più (Hair) o meno (The Edge of Glory) inutili. Li si perdona per il fatto che “Born This Way” non è un cumulo di super singoli con bonus track che formano un album, ma un disco vero e prioprio, con pezzi più o meno validi, ma pur sempre un vero album, il che non è poco nel mondo del pop super mainstream.

Se osasse di più Lady Gaga potrebbe davvero sorprendere, ma non è questo il ruolo di “Born This Way”. “Born This Way” deve confermare, deve far capire che Lady Gaga non ha certo intenzione di sfumare in fretta, ma che anzi punta a emulare/erodere l’impero della più grande pop star di tutti i tempi: Madonna. Le carte per farlo le ha, si spera solo se le giochi bene.

Una replica a “Recensione: Lady Gaga – Born This Way”

  1. […] Lady Gaga – Born This Way, dove dimostro di essere stato un piccolo e insignificante stronzetto indie spocchioso che non voleva ammettere di amare follemente questo album. Ti chiedo perdono Mother Monster. […]

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