Drone/Experimental/Glitch
Tartaruga Records 2011
Bandcamp , Last.fm
Haeligewielle è una parola anglosassone che si traduce con “fonte sacra” (sacred spring) ed è anche il titolo dell’album di esordio di Petrels (pseudonimo da solista del musicista inglese Oliver Barrett, già componente dei Bleeding Heart Narrative), un album di creazione e distruzione, un capolavoro di narrativa.
Un suono tetro, come il rumore di sottofondo di un’oscura, solitaria foresta in un autunno inoltrato (con tanto di foglie che cadono e il resto). Così è come inizia l’album, il mood è strumentale, leggermente astratto e completamente cinematico. “After Francis Danby”.
Tocca ora alla sognante “Silt” (limo) che con il suo suono avvolgente e a tratti inquietante sembra, scemando nel finale, fondersi perfettamente con la successiva “Canute” che segue per un po’ lo stile di Silt per poi discendere in un’atmosfera più glitch, dove piccoli strani “bip” saltellano in tutte le direzioni mentre un colante synth prende il sopravvento sulla musica in un pieno crescendo. Questo completarsi dei due pezzi, del fondersi dell’uno nell’altro crea una vera e propria “album experience”, un’esperienza di totalità dell’album stesso.
Ci vuole molta pazienza in questo album, bisogna concedersi del tempo e la voglia di ascoltare buona musica sperimentale e capirla. Tutte le canzoni si prendono il loro tempo, ma hanno tutte un punto di arrivo, un climax musicale, un “nirvana” verso cui puntare. “The Statue is Unveiled with the Face of Another” dà piena dimostrazione a questa tesi: in 7 minuti parte lenta e sognante, per poi esplodere in suoni elettronici trascinanti e colanti sul sintetizzatore e scemare nuovamente in strani suoni cacofonici (quasi vecchi strumenti musicali scordati che cercano in tutti i modi di riottenere il loro armonico suono d’un tempo).
“Concrete” parte lentamente, con un coro che suona talvolta angelico talvolta diabolico (come un rito) per poi sfociare in una raffica di “frecce sonore” che ti saturano le orecchie. C’è un muro di suono qui, che non è raggiunto con delle distorsioni, ma solo con strati su strati di “mattoni musicali”. Qualcosa di magico, angosciante e poetico allo stesso tempo viene creato durante quei 7 minuti.
Parte poi “Winchester Croydon Winchester”: musicalmente semplice, suona come un piccolo carillon, uno xilofono giocattolo ronzante che con il suo “infantile” arpeggio rende questa “Winchester Croydon Winchester” una canzone leggera, a tratti frizzante. Una specie di breve pezzo spensierato volto a preparare alla conclusione dell’album, affidata al mastodontico pezzo di 15 minuti, ‘William Walker Strengthens the Foundation’. Nome folle, per un’atmosfera meravigliosa e un groviglio di suoni ed emozioni che si incastrano e si fondono tra loro (come le “bolle” di una lampada blob). Ci sono strumentazioni organiche, numerosi loop elettronici, il synth che cola e penetra e nonostante il tutto all’inizio sembri essere sconclusionato e confuso, il pezzo cresce con te e intorno a te.
Con emozionanti atmosfere, riempite con sognanti e affascinanti drone e un’abbondanza di strumenti utilizzati con eccellenti risultati creativi , l’album di Petrels potrà contare anche solo 7 canzoni ma garantisce una straordinaria esperienza di musica sperimentale che può far galoppare la tua immaginazione e farti sentire libero e leggero, può farti volare tra le dense nuovole sopra l’oceano e sfiorare le onde come una procellaria (petrel).
Voto: 7
http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=699408630/size=grande3/bgcol=333333/linkcol=ff8900/

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