Recensione: Arctic Monkeys – Suck It And See

Rock
Domino
(2011)

Sono passati due anni da “Humbug” e gli Artic Monkeys continuano il loro cammino, sempre nella stessa direzione. 
“Favourite Worst Nightmare” dava spessore al precedente album, che ne era pericolosamente privo. “Humbug” portava le scimmie artiche ormai mature nel deserto, accompagnate mano nella mano da Josh Homme. E questo “Suck It And See” appunto continua il percorso, ponendosi quindi come la perfetta evoluzione che ci si poteva aspettare. L’indie rock degli esordi è ormai lontano e rimangono le forti influenze della collaborazione con Josh Homme e ’70.
L’approccio a questo disco è difficile perché proprio come i predecessori al primo ascolto non dice assolutamente nulla. “Humbug” sembrava non avere nessuna canzone capace di imporsi come una “Teddy Picker” o una “Flourent Adolescent” e invece scoprendolo pian piano e ascoltandolo a lungo si insinua nella classifica degli album più ascoltati dell’anno. Lo stesso vale per questo “Suck It And See”  dove le prime due canzoni che risaltano subito sono forse proprio i primi due singoli estratti, “Brick By Brick” e “Don’t Seat Down ‘Cause I Moved Your Chair” che entrambe spingono forte sull’acceleratore
L’apertura con “She’s Thunderstorm” ricorda molto quella di “Humbug” con “My Propeller”, il che non è affatto un male, mentre “Black Treacle” non può non ricordare “Fluorent Adolescent”.
La tripletta “Don’t Seat Down ‘Cause I Moved Your Chair“, “Library Picture”, “All My Own Stunts” spacca decisamente i culi e non possiamo che esserne contenti. Dal vivo questi tre pezzi devono essere qualcosa di fenomenale e non vediamo l’ora che sia il 3 settembre per vederli a Bologna.
“Reckless Serenade” e “Piledriver Waltz”, blande e tranquille, di sicuro non colpiscono, ma rendono l’album vario. “Love Is A Laserquest” (problema personale forse) è l’unica dell’album che proprio non va giù, totalmente insapore, quasi inutile. La title track invece non è male, ma proprio per il suo ruolo ci si aspettava di più: un altro bel pezzo delle scimmie, semplicemente.
Non sarà l’album che cambierà la loro carriera, ma di sicuro aggiunge un altro tassello alla loro crescente (in quantità e qualità) discografia.
Dallo stesso artista: “Favourite Worst Nightmare”, “Humbug”.

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