Recensione: Sonoio – Red

Arriva il momento in cui l’allievo sorpassa il maestro e, se consideriamo Mr. Reznor come l’artista più importante e talentuoso con cui ha collaborato Alessandro Cortini, possiamo dire che se non ha raggiunto le sue vette di eccellenza per il momento ha di sicuro qualcosa di più interessante da dire di Mr. Sefl-Destruct.
Nei due album di Sonoio troviamo quel che forse manca da troppo tempo in tutto ciò che è marchiato Reznor: senso di urgenza e originalità. 
Certo è che se vogliamo parlare seriamente del progetto Sonoio è necessario slegarsi dal retroterra di Cortini e smettere di parlare dei NIN, perché di tempo ne è passato e la sua strada l’ha trovata. E così, allo stesso modo di Blue, Red è un album incentrato su se stesso, unico punto di vista ed unico elemento preso in considerazione. Difficile trovare un album che sia al tempo stesso così personale, ma col quale ci si possa anche identificare.
“No Fun” ci presenta il personaggio, sempre concentrato su se stesso e su quanto è diverso dagli altri. Eccome se è diverso, roba così non se ne sente molta! Tra synth, accenni disco e ritmi catchy è impossibile non farsi subito ammaliare da Sonoio.
“Can You Hear Me” spinge l’acceleratore laddove non c’e n’era bisogno, ma non fa mai male un un pezzo così, anzi: cattiva, ruvida e aggressiva. Martellante al punto giusto il ritornello.
“Enough”, il primo singolo con tanto di video, è indubbiamente il pezzo che entra più facilmente in testa e forse per vari motivi il migliore dell’album. Rappresenta bene tutta l’esperienza accumulata da Cortini: orecchiabile, ben strutturata, curatissima e testo stupendo (forse un po’ adolescenziale, ma va bene così).
“Minutes” e “Livid” sono forse le due tracce meno accessibili, ma non per questo da trascurare rispetto alle altre.
“As Long As You Make a Sound” è electro-pop con testo deprimente, il quale poi viene riassunto e meglio esposto dalla lunghissima coda noise. “Unpredictable” è rarefatta ma i colpi che si sentono di sottofondo arrivano e affondano. Uno dei momenti più belli del disco. 
“Scientist” non ha nulla a che fare con i Coldplay, se non per il tema amoroso e l’atmosfera vagamente soft pop, ma sempre dal sottofondo ruvido e graffiante, che pian piano emerge e prende il sopravvento.
“See Yourself” infine è l’outro perfetta dell’album, che rallentado all’inverosimile “Just Me” (il primo pezzo del precedente Blue), quasi un pezzo witch house alla Salem, chiude il cerchio e il progetto interamente incentrato sulla sua persona.

L’album è ordinabile sul sito sonoio.org in diverse edizioni diverse, ce n’è per tutti i gusti, persino con un sintetizzatore! Le prime 4 tracce sono scaricabili gratuitamente, correte all’ascolto/acquisto, ne vale davvero la pena! 
PS: Alessandro, facci la grazia! Falla una data a casa, please! 
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