Certi concerti sono un rito. Gli
Arcade Fire fanno parte di quella cerchia di band che dal vivo ti danno l’impressione di assistere ad una divertentissima messa. Tutti insieme, il pubblico una cosa sola, si celebra.
Ma andiamo con ordine.
Prima degli Arcade Fire salgono sul palco i giovani Cloud Control, la cui unica utilità è stata quella di richiedere alla band canadese l’esecuzione di Crown Of Love, vera perla rara in questo tour.
Dopo i Cloud Control è la volta degli attesi White Lies che però in parte deludono un po’ le aspettative. Il cantante non sa cantare, c’è poco da fare, e anche il resto della band non restituisce la bellezza di alcuni pezzi. Pur avendo eseguito una setlist tiratissima con solo praticamente i singoli, l’impressione generale è abbastanza negativa, lasciando l’impressione di aver visto una delle tante band indie e non uno dei gruppi che con “How To Lose My Life” e con “Ritual” hanno creato un notevole seguito.
Per fortuna puntualissimi alle 21.45 iniziano a suonare gli
Arcade Fire. L’attacco, più che azzeccato, con Ready To Start scalda subito il pubblico.
A sorpresa, molto gradita, viene poi lasciato molto spazio a pezzi tratti da “Neon Bible”: No Cars Go, Keep the Car Running e soprattutto l’inaspettata, sacra, stupenda e commovente My Body Is A Cage, che ci ha lasciato semplicemente a bocca aperta per la perfezione con cui è stata eseguita. Il pathos era palpabile, così come l’emozione. Stesso dicasi per l’austera Intervetion, altra sorpresa inattesa.
Ristretta invece la selezione dei pezzi tratti da The Suburbs, e forse è meglio così. The Suburbs, Month Of May e Rococo, sparate una dietro l’altra, rappresentano indubbiamente il meglio tratto dall’ultimo album. Da qui in poi il numeroso collettivo suona quasi solo pezzi tratti dal mai abbastanza glorificato Funeral e il pubblico esplode. Power Out e Rebellion vengono presentate senza un attimo di tregua, con la prima che sfuma nella seconda. La stanchezza magari c’è, ma è impossibile sentirla. Il pubblico, tra i migliori che mi sia capitato di vedere in tutta la mia vita, è preparato, conosce tutti i testi, canta, balla, non poga, è partecipe a pieno (col cuore in mano) a questo evento.
Encor strappa-lacrime-di-felicità con Sprawl II e Wake Up, che ormai è inno generazionale. E che inno. Mentre i volti del pubblico scorrono sugli schermi del palco il senso di comunione e di aggregazione raggiunge vette stellari e tutti insieme si canta, anzi si urla, con un sorriso a 32 denti stampato in faccia.
Volendo fare i pignoli qualche difettuccio lo si potrebbe anche riportare, ma sono inezie, sopratutto davanti ad una band la cui bravura va ben oltre l’esecuzione dei pezzi, ma sta invece soprattutto nelle emozioni che con solo la loro presenza e prestanza sul palco riesce a restituire.
Che gli
Arcade Fire fossero una delle migliori band in attività lo sapevamo già, ora abbiamo anche l’ennesima conferma.
Setlist:
Ready to Start
Keep the Car Running
No Cars Go
Haïti
My Body Is a Cage
Crown of Love
The Suburbs
The Suburbs (Continued)
Month of May
Rococo
Intervention
Neighborhood #1 (Tunnels)
We Used to Wait
Neighborhood #3 (Power Out)
Rebellion (Lies)
Encore:
Wake Up
Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)
Lascia un commento