Per descrivere Transformer 3 pasta parlare di pochissimi elementi.
Ragazze e motori (mutevoli).
Il protagonista, sempre il giovane e sempre più convincente Shia LaBeouf, è accompagnato ovviamente dalla una splendida ragazza. La superbellezza però è stata cambiata, addio a Megan Fox (si dice per una lite con niente di meno che Mr. Produco-solo-tamarrate Steven Spielberg). La nuova eroina dei sistemi riproduttivi maschili di mezzo mondo è Rosie Huntington-Whiteley, neanche un’attrice, ma bensì una modella. Di lei ci dice tutto la prima scena dove compare ripresa dal basso verso l’alto con una particolare attenzione sul fondo schiena.
Gran bella carrozzeria umana quindi, ma quella che conta davvero in questo film è quella d’acciaio e tra personaggi nuovi e vecchi ce n’è per tutti i gusti. La trama ovviamente è inutile e incoerente, ma non importa.
E’ tutta una scusa per far sì che, per le 2 ore e 40 minuti che compongono il film, questi ammassi di acciaio se le diano di santa ragione e stavolta il regista Michael Bay non si è trattenuto, ha dato sfogo a tutta la sua visionaria fantasia tamarra.
Gli effetti speciali sono sempre più incredibili, forse qui all’apoteosi mai raggiunta al cinema. Il ritmo è frenetico nelle tante scene d’azione, ma intervallato da diversi punti morti che allungano il brodo, talvolta fino all’esasperazione. Ad esempio se nel primo film potevano essere divertenti le gag con i genitori, ora risultano stucchevoli e inutili. Simpatiche invece quelle con l’agente governativo e l’assistente.
Simpatico il collocamento degli eventi alla base della storia all’interno della ricerca spaziale negli anni 60, ma niente che salvi il film dal genere del baraccone per bambini/tamarri, che poi non c’è niente di male in tutto questo.


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