Recensione: The Crimson Petal and the White

Dal romanzo di successo Il petalo cremisi e il bianco, la BBC porta sul piccolo schermo l’opera di Michel Faber in una miniserie di 4 puntate per la regia di Marc Munden e interpretato da Romola Garai (Espiazione) e Chris O’Dowd (I Love Radio Rock).
Più dei dialoghi e degli attori a parlare in The Crimson Petal and the White, sono le scenografie, i costumi e le musiche (che sembrano quasi prese dall’album di Fever Ray). Questi elementi, oltre ad essere ovviamente di una bellezza estetica non indifferente, vengono intelligentemente utilizzati per esprimere idee e sentimenti dei personaggi.
Veniamo fin dai primi fotogrammi immersi in un atmosfera gotica e decadente che ricorda la Londra di Sweeney Todd di Tim Burton, tra scenari fumosi e opprimenti interni rossi.
Proprio un elemento della scenografia è particolarmente significativo; nella terza puntata la protagonista Sugar, prostituta particolarmente colta e affascinante che riesce ad entrare nelle grazie di un ricco imprenditore di prodotti di profumeria, prende in mano una fotografia, da una parte essa raffigura una famiglia modello, sul retro una donna nuda in posizione succinta. Questo elemento è simbolo della serie stessa. I due modi rappresentati dalla foto non si dimostrano poi così diversi gli uni dagli altri, come per Sugar la vita da prostituta non si rivelerà poi tanto diversa da quella di bambinaia.
La simmetria è un elemento chiave e affascinante della serie; la protagonista che viene introdotta in una piccola stanza di un bordello e peculiarmente nel terzo episodio viene va a vivere in una casa, si lussuosa, ma si trova nuovamente prigioniera di una stanza gemella a quella del bordello. Cambia la forma, ma la prigione resta sempre.
La serie crea dei personaggi femminili intelligenti ed estremamente moderni, al contrario di quelli maschili inetti e destinati al fallimento.
La protagonista Sugar, riesce ad attraversare l’opera in modo trasversale, passando dagli orrori della povertà della Londra vittoriana al lusso effimero, trasformandosi da immaginaria assassina ad angelo custode che dall’alto tira i fili senza farsi notare.
La serie di Munden si rivela un lavoro televisivo di alto livello, con un grado di messa in scena non comune per un opera televisiva.
VOTO: 8

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