Recensione Film: Hanna

Joe Wright, 2011
Azione

In America ad aprile, nel resto d’Europa a maggio e qui da noi? Non si sa. Wikipedia dice che il film è stato distribuito in Italia il 22 luglio da Sony Pictures (come in effetti riporta il sito ufficiale), ma nelle programmazioni dei cinema non c’è e su MyMoives c’è scritto 12 agosto. Ad ogni modo, quando uscirà, varrà la pena vedere questo film? Direi di si.
Il film non è niente malle: nulla di originale o memorabile, ma questo specie di Nikita con una ragazzina si lascia guardare piacevolmente. 
Le prime fasi sono tanto crude quanto silenziose. La musica è assente nella vita della 15enne Hanna (Saoirse Ronan), cresciuta e addestrata dal padre nella foresta vicino al polo nord. 
Il rapporto col padre/maestro ha come unico scopo l’accensione di un trasmettitore che indicherà la loro posizione alla splendida Marissa Wiegler (Cate Blanchett), una corrotta agente della  CIA, che li cerca da anni. 
Una volta acceso il pulsante, la CIA sarà alle calcagna dei due protagonisti e inizierà il loro viaggio, nonché la loro vendetta. Il padre, Erik Heller (Eric Bana), fugge, mentre la figlia Hanna si fa catturare e portare al centro dei “bad guys” in Marocco. Una volta fuggita dal centro inizia il viaggio di Hanna che, sulle note dei Chemical Brothers, la porterà in Spagna (dove incontrerà una stravagante famiglia e conoscerà l’amicizia) e poi in Germania, dove a Berlino ha il rendez-vous col padre. 
L’intero viaggio di Hanna si configura in realtà come completamento di quell’addestramento che non costituisce solo la sua vita, ma addirittura il suo destino, sino alla rivelazione finale che spiega il significato stesso della sua esistenza. I personaggi sono spesso stereotipati, al limite del macchiettistico, ma i loro dialoghi almeno sono discreti: memorabile la frase iniziale di Hanna (“Ti ho solo mancato il cuore”), che si ripresenta poi più avanti con tutt’altra valenza. Il film è molto pregevole per la fotografia e i colori freddi, ma certe scelte di regia e montaggio sono un po’ kitsch e decisamente appartenenti ad altre epoche (durante la fuga dal centro in Marocco) il primo piano rotante sul volto di Hanna suscita uno spontaneo “WTF?!” nella mente dello spettatore impreparato.
Un motivo dietro alcune di queste strane scelte potrebbe essere la colonna sonora è il fatto che spesso (che sia un difetto o pregio decidetelo voi) quando a comporre le musiche di un film c’è un gruppo/artista famoso, certe scene sembrano più un video musicale che un lungometraggio. E’ capitato l’anno scorso in The Social Network, non è successo in Tron Legacy, si ripresenta di nuovo qui in Hanna: si potrebbe quasi dire che la presenza di queste scene è direttamente proporzionale alla qualità della colonna sonora e i Fratelli Chimici hanno svolto davvero un ottimo lavoro, sia per le scene di azione (spettacolari con “coreografie” non ardite, ma impressionanti), che per le scene più toccanti.
Considerando il pedigree del film (regista e attori hollywoodiani pluri-premiati) non si spiega la totale indifferenza dei cinema italiani per questo film, che a parte qualche punto morto e un’originalità rasente allo zero assoluto, si lascia vedere più che scorrevolmente.

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