Recensione: M83 – Hurry Up, We’re Dreaming

Elettronica / dream-pop 
Mute 
2011 

Molti album del momento sembrano frutto di diversi tipi di droghe. Dopo le atmosfere rarefatte dei Ladytron, se proprio dovessimo classificare questo nuovo doppio album degli M83 con una droga, questa sarebbe certamente un acido. Non uno forse, ma molti, per diversi effetti e quindi diverse canzoni.
Il risultato è esaltante, almeno in questo caso. Quando si è alle prese con un doppio album il rischio di trovarsi tra le mani un disco che mette troppa carne al fuoco è molto alto, ma non è il problema di “Hurry Up, We’re Dreaming” che è vario, maturo, perfettamente prodotto, epico, sinfonico, nostalgico e a tratti memorabile.
Una certa epicità era già intuibile nel trailer rilasciato qualche mese fa, i cui toni magniloquenti e le immagini ci lasciarono sbalorditi e con non poca acquolina in bocca. Ci pensò poi il primo singolo, “Midnight City“, a rendere il disco degli M83 uno dei più attesi dell’anno.
L’inizio è di quelli che ricordi poi a lungo: “Intro” vede la collaborazione di una lanciatissima Zola Jesus, che in sordina si insinua per qualche verso nella canzone, lascia il suo marchio e scompare per lasciare spazio al mix esplosivo di elettronica, atmosfere eighties e acidi della sopracitata “Midnight City“, forse il miglior pezzo del disco. Un’inaspettata vena indie-rock percorre pezzi come “Reunion” o nella seconda parte con “Year One, One UFO” e “New Map”.
Non mancano i momenti più calmi tra brevi intermezzi e tracce come “Wait”, una splendida ballad che oserei dire essere degna di un “Kid A”. Altra perla del disco la storiella narrata dal bambino di “Raconte-Moi Une Histoire”: glorioso viaggio psichedelico fatto di synth, rospi e ripetizioni che costruiscono il pezzo più ipnotico e folle del complesso. Prima di congedarci dal cd 1 troviamo “The Brigth Flash”, una scarica di adrenalina rock, assolutamente inaspettata e forse un po’ fuori luogo. Chiude la prima parte “Soon, my friend”, straziante saluto. Arrivederci al cd 2.
La grandezza degli album doppi memorabili sta, fondamentalmente, nel non stancare l’ascoltatore e a non ripetersi troppo o comunque nel non trascurare troppo la seconda parte del disco, ed è esattamente ciò che accade in “Hurry Up, We’re Dreaming”. Nonostante non ci siano precise differenze tra le due parti possiamo riscontrare una leggera spinta più rock e un tasso di epicità ancora più elevato, grazie a pezzi come l’iniziale “My Tears Are Becoming A Sea”, “Echoes of Mine” (usata nel trailer sopracitato e indubbiamente uno dei momenti più alti del disco) e, come era lecito aspettarsi, la conclusiva “Outro”.
L’abum deve molto agli anni 80 e li omaggia con alcuni dei pezzi migliori, quali “Claudia Lewis”, “OK Pal” (c’è molto french touch e, volendo, considerabile come la “Midnight City” del cd 2) e “Steve McQueen”. Ad ogni modo la sensazione di “già sentito” è completamente assente ed è fugata grazie ad una fantasia, una varietà e cura degne della massima attenzione. Forse alcune scelte sono un po’ discutibili: il duetto con Zola Jesus sarebbe stato più interessante in un pezzo diverso da un intro e in chiusura avrei visto meglio la grandiosità di “Echoes of Mine”, ma sono dettagli e inezie che nulla tolgono ad uno dei dischi più belli di questo 2011.
 “Hurry Up, We’re Dreaming” è uno di quei dischi che non stanca mai, vuoi per il fatto che ogni canzone è così ben orchestrata da sembrare diversa ad ogni ascolto, vuoi per il fatto che in fondo (considerando le numerose brevi tracce di intermezzo) il disco non è poi così lungo.
Godetene e gioitene, non lasciatevi intimorire dalla sua mole, gli M83 vogliono aprirci le porte del loro coloratissimo mondo e l’invito è uno di quelli che è davvero un peccato non accettare…

 

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