Il film vincitore del premio della giuria dell’ultimo festival del cinema di Venezia, Terraferma di Emanuele Crialese, disattende sicuramente le aspettative legate alla fama del regista.
Dopo Nuovomondo, vincitore del leone d’argento e film molto amato da Martin Scorsese, le aspettative per il nuovo film del regista siciliano erano decisamente alte. Purtroppo però Terraferma ha difetti televisivi troppo vistosi che lo rendono non troppo lontano da una serie tv della RAI.
Se in passato il regista spiccava per la sua internazionalità nel linguaggio visivo (e anche per le scelte di cast come Valeria Golino e Charlotte Gainsbourg) questa volta si limita ad un gusto tipicamente medio e italiano.
La sceneggiatura pecca di personaggi grezzi poco sfumati, spesso macchiette parodistiche come ad esempio la guardia di finanza interpretata in modo terribile da Claudio Santamaria. Si ricorre spesso a dualismi facili e ingenui come quando si paragona la saggezza dei vecchi dell’isola, che risultano di sani valori e si rivelano generosi con gli immigrati, all’egoismo dei loro figli, che pensano solo al guadagno dato dal turismo. O ancora peggio l’ingenuità strafottente con cui vengono rappresentati i giovani del nord Italia in contrasto con il moralmente tormentato ragazzo siciliano Filippo.
La bravura della Finocchiaro salva il suo personaggio, dando con la sua interpretazione una serie di sfumature che rendono il suo personaggio il più ricco e interessante dell’intero film.
Nei suoi precedenti film Crialese portava avanti uno stile quasi realista in cui spiccavano momenti di visionarietà quasi surreale (basti pensare al mare di latte di Nuovomondo), mentre questa volta la sua regia è spenta e i momenti più ispirati sono inquadrature degne di uno spot promozionale per Lampedusa più che per un film d’autore.
Non basta fare un film con intenzioni socialmente corrette per fare un bel film. Non ci resta che sperare che questo resti solo un passo falso nella carriera di Crialese e che torni al più presto a fare un bel film.


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