Recensione: Neon Indian – Era Extraña

Glo-fi
2011
Static Tongues

L’arte è quasi per definizione un discorso fatto da personaggi che lo mandano avanti. Potremmo quindi dire che è artistico tutto ciò che aggiunge qualcosa al discorso in corso e uno dei temi (o generi in questo caso) più discussi del momento nell’ambito musicale è il glo-fi, sotto cui possiamo trovare Neon Indian, Washed Out, Toro y Moi, Com Truise e forse gli M83, che però proprio col loro ultimo “Hurry Up, We’re Dreaming” si sono decisamente slegati da certe dinamiche. 
Pertanto dobbiamo chiederci: cosa aggiunge questo disco dei Neon Indian al glo-fi? E nel caso non aggiungesse nulla di particolare, perché è così? La risposta alla prima domanda è che no, non aggiunge niente di particolare, mentre la risposta alla seconda è che il motivo per cui “Era Extraña” non aggiunge nulla al glo-fi è perché il genere stesso, derivatissimo e praticamente fatto di uno sfrenato citazionismo degli anni ’80, non ha molti spazi di espansione.
Venendo finalmente al disco in sé, bisogna dire che comunque, in qualche modo, funziona. I bit di “Polish Girl” e le distorsioni dei suoni tipici degli anni ’80 in “Fall Out” chiariscono subito perché questi due pezzi siano stati scelti come singoli. Interessanti le variazioni sul tema proposte dallo shoegaze di “Blindside Kiss” e dal  pop-wave di “Hex Girlfriend”. Il resto, pur senza infamia, non è degno nè di lode, nè tanto meno di nota. Persino la title-track sa inverosimilmente di già sentito (ora, come 25 anni fa) e a nulla servono le acidissime distorsioni della, seppur bella, conclusiva “Arcade Blue” per risollevare le sorti di questo album, o quanto meno del suo significato.
L’album è interamente ascoltabile in streaming su NPR, giudicate voi (e magari fateci sapere!).
Ultima nota: molto bella la copertina.

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