Recensione: Carnage

Tratto dall’opera teatrale “Il dio della carneficina” dell’autrice e attrice francese Yasmina Reza, Carnage racconta la storia di due coppie che si incontrano per discutere della lite avuta dai rispettivi figli. Paradossalmente i due ragazzi supereranno la cosa con semplicità, mentre i genitori invece finiranno per dar vita a scenate e liti infantili.

Presentato in concorso al festival del cinema di Venezia, il nuovo film di Roman Polanski è stato realizzato in tempi record, a poco più di un anno di distanza dall’uscita del bellissimo “L’uomo nell’ombra”, e nonostante le tempistiche ristrette il regista polacco tira fuori un opera di altissimo livello.
Con un cast straordinario al proprio servizio (tutti con almeno un premio oscar, tranne John C. Reilly, solo nominato per Chicago, che potrebbe rifarsi proprio con quest’interpretazione) Polanski tira fuori il meglio dal suo quartetto di attori, aiutato anche da una sceneggiatura perfetta, co-scritta dal regista insieme alla stessa Yasmina Reza, che dosa il giusto umorismo con cattiveria e critica sociale.
Nonostante sia sicuramente un film di attori e sceneggiatura, la regia di Polanski è si fa sempre sentire, fa di tutto per rendere il film meno teatrale possibile (nonostante la singola ambientazione) tenendo la macchina da presa in continuo movimento con numerosi “brevi” piani sequenza.
La messa in scena claustrofobia ricorda film come “Nodo alla gola” di Alfred Hitchcock, rendendo la New York (o meglio Parigi visto che si vede la torre Eiffel in lontananza da una vetrata durante una scena) una presenza angosciante che si espande sullo sfondo.

In un certo senso si potrebbe quasi vedere il film (anche per questioni di durata) come un eventuale pilot di una serie tv della HBO, che una volta finito ti fa venir voglia di recuperare subito l’episodio successivo.

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