Folk/Rock
Virgin, 2011
Myspace, Last.fm, Sito Ufficiale
Avevamo già parlato di questa talentuosa giovanissima cantante britannica e del fatto che Laura Marling sia un’artista da tenere in considerazione, soprattutto per quanto riguarda il suo genere (un folk in qualche modo nostalgico e anacronostico) e la sua tenera età (classe ’90).
Partita caricando alcuni brani sul suo Myspace personale notati dalla WayOutWest Records e dal suo primo EP nel 2007, la malinconica ventunenne dell’Hampshire, nonostante appunto la sua tenera età, può già vantare un Brit Award, un NME award, un contratto con la celeberrima Virgin e, con questo A Creature I Don’t Know, ben 3 album nella sua discografia.
Laura Marling ha qualcosa di prodigioso e unico: quell’eccellente musica folk tinteggiata di note “vintage” che l’ha lanciata nella scena musicale londinese, a soli 16 anni, fiancheggiando artisti come i Mumford & Sons e i Noah and the Whale, le ha garantito, in pochi anni, un successo incredibile arrivando a superare abbondantemente (almeno per quanto riguarda la critica) i suoi stessi “patrigni musicali”.
E l’ultimo album di Laura, A Creature I Don’t Know, è il brillante culmine del suo lavoro fino ad ora, che porta la sua vocalità toccante, gli atmosferici arpeggi di chitarra e i testi peotici verso nuove altitudini.
Quella padronanza musicale e vocale e quella passione nel fare ottima musica che i primi due album, Alas, I Cannot Swim e I Speak Because I Can, lasciavano emergere con vistoso talento, questo ultimo LP le conferma pienamente.
L’incipit, affidato a “The Muse”, riporta alla mente quelle tonalità folk-blues nostalgiche di una Suzanne Vega degli inizi o di una Joni Mitchell (forse la vera “madre” artistica della Marling) dei tempi di “Blue”, insieme ad altri brani come “Salinas” e “Sophia”. Una musica, quella della Marling, che sembra discendere direttamente da quelle “cantanti maledette” degli anni 60/70 come la stessa Joni Mitchell, Laura Nyro o Sandy Denny, una musica che però è inserita perfettamente nel suo tempo e lascia spazio a quegli elementi nu-folk caratteristici anche di un certo filone della musica indie-rock inglese.
E brani come “I Was Just A Card” e “My Friends” dimostrano questa tesi, ballate intelletuale e sfuggenti che risentono molto dell’influenza di quelle band che l’hanno lanciata nel mondo dello spettacolo, Mumford & Sons e Noah and the Whale, e che lasciano spazio a progressioni ritmico-melodiche radicate nella tradizione della musica popolare. L’ultima canzone “All my rage”, per esempio, è una perfetta ballata corale e pastorale in cui l’esile cantautrice sfoggia timbri acuti alla Joni Mitchell su un tappeto trascinante di strumenti a corda di sapori celtici ed appalachiani: un ponte etereo tra le due sponde dell’Atlantico.
Ruolo centrale, non solo nella tracklist ma anche nel concept dell’album, spetta a “The beast”, il brano che sembra vantare una venatura più “rock” del cantato marliniano: chitarre elettriche, un crescendo brusco e lievemente distorto, un suono crudo e un istinto più animalesco. Quella “beast” che è la creature inconosciuta a cui si riferisce il titolo dell’album, una forza astratta che interviene e causa una lotta interiore, una bestia per cui Laura consiglia “Put your eyes away if you can’t bear to see you old lady laying down next to the Beast.”. Ma ciò che sempre è presente nelle canzoni di Laura Marling è la sua voce rauca e la sua chitarra potente ed eterea allo stesso tempo, dalla lieve e in stile Leonard Cohen “Night after night” alla spettrale ninna nanna di “Rest in bed”.
Una cantante che decisamente ha avuto molto da dire e che, nonostante il grandissimo sucesso, è ancora agli inizi della sua carriera e avrà certamente molto altro da farci sentire e per cui farci emozionare. Un’ artista in grado di riportare in auge un genere musicale d’altri tempi e farlo nel migliore dei modi possibili. Una ragazza che, se continuerà su questa strada, potrebbe far posizionare il suo nome vicino a quelle grandi cantautrici a cui è stata paragonata, Tori Amos, Fiona Apple, Regina Spektor ecc.


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