Recensione – Drive

Regia: Nicolas Winding Refn
Anno: 2011
Drammatico/Azione

Una cosa è sicura: Drive non è il suo trailer. Se ci fermassimo alle immagini che ci propinano per stimolarci a piazzare le nostre natiche al cinema, penseremmo ad una sorta di Fast and Furious indipendente, ma pur sempre sterile. E non potremmo esserne più lontani.

Già la presenza del bravissimo Ryan Gosling (Lars e una ragazza tutta sua, All good things, il recentissimo Le Idi di Marzo di Clooney), accanto alla sorprendente Carey Mullingan, da un’idea della cura che il grandissimo Refn, regista poliedrico e che ha più volte dimostrato di saper gestire idee molto specifiche, voleva dare a sceneggiatura, dialoghi, azione e spessore narrativo.

L’attenzione agli sguardi silenziosi tra i due protagonisti, complice un Gosling in un ruolo schivo ma sicuro, forte ma dolce, il condimento musicale che dire caratterizzante è dir poco, il peso specifico degli eventi che scorrono, ragionati ma incollanti, l’atmosfera rarefatta ma spessa che permea tutta la pellicola, ti fanno venir voglia di sputare in faccia a chi ha pensato alla commercializzazione del film.

Drive, non dimentichiamolo, ha vinto la Miglior Regia a Cannes e, benché non sia, registicamente, il miglior film di Refn (provate a guardarvi il pazzoide Bronson), pur non presentando caratteristiche tecniche particolarmente estrose, o forse proprio per questo, convince nelle scelte ponderate, nelle ambientazioni in cui luci e ombre sono protagoniste costanti, nel senso di storia in una dimensione temporale non odierna (la sensazione anni 80 è presente dall’inizio alla fine) ma assolutamente attuale in tutto.

La trama non è ciò che vorrei fosse determinante nel parlare di questo film, si finirebbe col descrivere le esaltanti e intelligenti rapine in auto, gli intrighi mafiosi che ci sono al di sotto, l’essere presi in mezzo tra gente opportunista quando tutto ciò che si cerca è un punto di purezza in un mondo in cui chi la fa sporca tendenzialmente vince. C’è molto altro sotto.

Tralasciando gli eventi, tra le cose più interessanti da segnalare c’è proprio il carattere del protagonista, intriso di un’etica pragmatica ma affatto cinica, un uomo che ha capito come muoversi con sicurezza nella vita ma che ha deciso di non adattarsi alle ingiustizie e non rinunciare a ciò che di più importante e significativo la vita può dare. Siamo davanti ad un eroe credibile e realistico, come non a caso sottolinea più volte uno dei pezzi principali del film, “A Real Hero” (College feat. Electric Youth). Ed è proprio questo, forse, l’aspetto interessante e più riuscito del film: rappresentare, convincendo, la resistenza all’esistente con un approccio pratico ma affatto disilluso, con una reazione anche violenta (e la violenza in Drive non manca affatto) all’inaccettabile, ma con un’attenzione sensibile e affatto cinica, quasi romantica ma sempre essenziale, davanti a ciò che conta davvero.

Scelte registiche precise e coinvolgenti, recitazione alta, brani musicali caratterizzatissimi e decisamente presenti, scene d’azione giustificate ed esaltanti nel loro realismo.

La colonna sonora è da avere. Probabilmente anche il film.

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