Live Report: Soap&Skin @ Kino Šiška, Lubiana – 14/10/11

Era dal 2009 che la giovane talentuosissima Anja Plaschg, in arte Soap&Skin, non si faceva vedere nel nostro Paese. Personalmente non averla mai vista dal vivo era una mancanza che non potevo sopportare ancora a lungo e la data più “vicina” doveva essere mia. Lubiana per l’appunto, capitale slovena, era quella data e così il 14 Ottobre 2011 finalmente il mio sogno diventava realtà.
Sono le ore 20 e al Kino Šiška, un moderno e ben tenuto centro culturale, inizia ad affluire gente munita di biglietto per il grande evento della serata. Le nazionalità sono le più varie: sloveni, italiani, austriaci, francesi, croati tutti li in attesa che le porte si aprano e il concerto inizi.
Alle 21 finalmente si può salire al piano superiore e accedere alla “Katedrala” (il nome della sala che non poteva essere più azzeccato per un concerto di Soap&Skin) dove lo spazio non manca e il pubblico non si accalca tutto sotto il palco, anzi lascia stranamente numerosi spazi vuoti.
Le luci si abbassano, il buio cala sul palco e solo un faro illumina il seggiolino del pianoforte a coda. Entra Anja flebile, silenziosa ed eterea, l’emozione è altissima, il pubblico è sospeso in un lunghissimo e silenzioso istante di attesa che si interrompe non appena le piccole mani di Soap&Skin toccano i tasti del pianoforte.
Inizia il concerto e dopo un intro solo al pianoforte salgono sul palco anche i musicisti che l’accompagnano e la sorella che fa i controcanti, Anja si posiziona a centro palco, davanti al microfono ad asta e canta un brano inedito con una carica e un’intesità uniche. L’emozione ora è fortissima e davanti a noi ancora si prospettano solo momenti magici.

Il primo brano scelto a rappresentare l’album d’esordio, Lovetune for the Vacuum, è “Turbine Womb”, brano prevalentemente strumentale in cui Anja offre piena dimostrazione della suo talento di pianista. Ma nessuna canzone del suddetto album viene tralasciata, fatta eccezione per “DDMMYYYY”, e ogni volta che Soap&Skin intona le prime note di quei brani come “Brother of Sleep”, “Sleep“, “Cry Wolf”, “Extingush Me”, “Cynthia” e “Mr. Gaunt Pt 1000” i battiti cardiaci non fanno altro che aumentare, i brividi sulla pelle fanno rizzare i peli e ci si lascia trasporare dalla sua potente voce intonata e dal suo incisivo pianoforte. Per “The Sun” addirritura una luce arancione la illumina da dietro, quasi appunto fosse un caldo sole al tramonto (quel sole che “She spews, she dies above us/and builds the shadows/which faces myself”) che la guida nella musica.

Ma i momenti più coinvolgenti, o meglio, travolgenti dell’intero spettacolo sono quelli rappresentati dai due singoli, nonchè brani più famosi: “Spiracle“, durante il quale le luci vengono puntate sul pubblico e Anja si libera in urla strazianti e profonde, quelle urla che, ancora più che nell’album, caratterizzano la sua espressività travolgente e “Thanatos“.
Non da meno è la performance di “Meltdown“, durante la quale fasci di luce rosse calano sul palco e il caos musicale ha inizio: Anja suona, su una base elettronica, ad una velocità sconvolgente il pianoforte e quasi è impossibile seguire i movimenti delle sue mani con lo sguardo, il ritmo è sempre più incessante, Anja inizia a battere mani aperte e pugni sul pianoforte finchè un urlo disumano e un movimento scomposto non interrompono il flusso delirante della musica.

Ma l’apice della serata viene raggiunto quando, su una base elettronica e voci registrate, gli archi dei musicisti si impongono e parte “Marche Funebre“: Anja in piedi davanti al suo microfono ad asta in mezzo al palco canta senza stonare una nota con un’intensità e una forza che solo lei è capace di avere e agitando le mani come fosse il direttore di quell’oscura orchestra che è la sua musica e la sua arte.

Le luci si abbassano nuovamente, i musicisti lasciano il palco, Soap&Skin li segue. Timidamente solo lei torna sul palco, si avvicina al suo computer e fa partire una base elettronica e lenta, si avvicina leggera e delicata al microfono e dalle prime parole subito si riconosce l’inattesa canzone che si appresta a cantare: “Sometimes I feel so happy,/Sometimes I feel so sad.”. Si tratta di una cover dei Velvet Underground, per la precisione della bellissima “Pale Blue Eyes” che cantata da Anja diventa divina.
Cantando una canzone come questa Anja dimostra quanto sia brava a cantare e quanto sia bella la sua calda voce roca, il testo finisce, basta un gesto delle braccia di Anja, il faro sopra di lei si spegne, la musica continua a suonare e lei abbandona il palco. Il concerto è finito.
L’emozione è alle stelle e il pubblico si sfoga con un applauso fragoroso e sentito che fa risalire la timida Anja Plaschg che con voce flebile e sospirata si dimette con un inchino, coprandosi la bocca con la sua piccola mano, e un “Thank you, thank you, please”.

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