Dopo il sorprendente esordio con “†” era veramente difficile bissare il successo e infatti questo “Audio, Video, Disco” risulta deludente sotto molti punti di vista.
Non si tratta di un album “brutto”, ma manca di sicuro dell’aggressività del primo disco, soprattutto per la carenza di super singoli. Scordatevi le varie “Dvno”, “Phantom”, “Stress”: la scelta del duo francese, per quanto comprensibile, non si rivela vincente. Continuare sul binario già morto intrapreso con “†” non avrebbe avuto senso ed ecco quindi sbucare fuori dal nulla un interessante mix di ciò che fu il french touch con un rock molto anni ’70 e ’80 come testimonia uno dei pezzi più riusciti, “Canon” o il ritornello della crescente “On’n’on”. “Parade”, pur presentando nuovi aspetti di questo interessante mix manca di grinta, anche se sarebbe interessante sentirla dal vivo. Completamente in balia di questa deriva rock è poi “New Lands” che fa piombare sulla testa degli ascoltatori un bel punto interrogativo: “E’ davvero un album dei Justice?!” Ebbene sì.
Le atmosfere dark alla Dario Argento sono riprese in “Brainvision”, ma scordiamoci ogni possibile paragone con “Phantom”e la sensazione è quasi quella di trovarsi di fronte ad una demo, sentore che ricompare purtroppo in altri pezzi. Allo stesso modo “Helix” pare una brutta copia di qualsiasi cosa contenuta nel precedente disco.
Chiude questo strano esperimento la title track, alquanto anonima e inspiegabilmente eletta a immagine del disco.
I pezzi che si salvano sono sopratutto Canon e On’n’on, oltre ovviamente a Civilization che dallo scorso aprile è in loop sul lettore mp3. Peccato non sia tutto a quel livello, neanche lontanamente.
La svolta è apprezzabile, sia per il tentativo di rinnovarsi che per l’azzardata combinazione, ma il risultato richiede del tempo per far presa, anche se cresce di ascolto in ascolto.


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