Recensione: Coldplay – Mylo Xyloto

Pop
2011
Parlophone

Mylo Xyloto è un titolo enigmatico, sicuramente più di quanto è stato il risultato finale contenuto nel disco stesso. Every Teardrop Is a Waterfall non mentiva, il quinto disco dei Coldplay è certamente il lavoro più luminoso e meno sofferto di una band che ha costruito il proprio successo su delle fondamenta riflessive e malinconiche, e ora che è all’allestimento dei piani alti tende a risentire della vicinanza al sole.
Per i nostalgici è un bleah, per i fan dell’ultima ora (da Viva la Vida in poi) è una grande ovazione in uno stadio stracolmo durante un concerto estivo. Analizzando i pro e i contro di queste affermazioni diremmo che Mylo Xyloto trova il suo punto debole nel non essersi distaccato troppo dal mood del suo predecessore, enfatizzandone la vivacità cromatica e snobbando la raffinatezza di cui si facevano pregio alcuni brani scritti fino al 2008. Ne conseguono scelte stilistiche di dubbia efficacia, l’r’n’b di Paradise ne è un esempio, così come Princess of China nella quale i Coldplay sembrano quasi voler assecondare musicalmente la presenza di Rihanna. E con questo apro una piccola parentesi nella quale vorrei ricordare che la suddetta non è la prima pop star ad aver cantato insieme a Chirs Martin in una sua canzone, basti pensare a Kylie Minogue nel brano di beneficenza Lhuna, un pezzo decisamente fuori dallo stile dell’ospite canoro ma sicuramente resa egregiamente data la versatilità della veterana reginetta del pop.
Tornando a noi, come nell’album precedente, i tempi delle canzoni sono ristretti, tutto dura il giusto e anche gli intermezzi – che di fatto sono più di 3 – non danno l’impressione di essere riempitivi, tutto è minuziosamente studiato per suonare liscio e impattante, così che la sequenza dei brani risulti impeccabile. Peccato che oltre la maestria di Brian Eno i brani manchino di sostanza. Non voglio pensare che Chris Martin stia perdendo l’ispirazione, ma nessuna canzone presente in questo album raggiunge il livello dei punti più alti negli album precedenti. Molte canzoni sembrano compositivamente piatte, prive di quel carisma convincente che le rendeva mostri pop da invasione di emittenti d’ogni genere. Nonostante ciò il disco non è certamente da buttare, è la perfetta colonna sonora che risuona nell’iPod, che sa tenerti bene il passo durante una passeggiata in una giornata primaverile.
Non credo che i Coldplay abbiano fallito nel produrre un album relativamente prevedibile, ma ho la certezza che se dopo questo episodio non cambieranno rotta, la loro credibilità artistica verrà meno.

Lascia un commento