Recensione: Twixt

Il terzo film della fase sperimentale della carriera del mostro sacro del cinema americano Francis Ford Coppola, vede il regista tornare al cinema horror a 19 anni di distanza da Dracula di Bram Stoker.
Dopo una presentazione al Toronto International Film Festival, Twixt è approdato a sorpresa al Torino Film Festival come evento di chiusura della rassegna, nonché come premiere europea del film.
Quest’ultimo esperimento di Coppola è un giocattolone pacchiano, eccessivo e ironico che si frena prima di sfociare nella parodia.
Per la terza volta il regista gioca con i cromatismi e il bianco e nero, dopo Rusty il selvaggio (con il bianco e nero rotto solo dai colorati pesci) e Segreti di famiglia (dove solo i flashback erano a colori). Qui un bianco e nero esageratamente digitale sottolinea le situazioni surreali della fantasia del protagonista Hall Baltimore interpretato da un ormai invecchiato Val Kilmer.
Vampiri, infanticidi, satanismo, un calderone di clichè horror mescolati con una plasticità comica e vistosamente finta come i fondali incollati su un green screen anti-realistico. Scomodato addirittura un Edgar Allan Poe nel ruolo di una sorta di Virgilio che conduce il protagonista negli angoli più oscuri e misteriosi del racconto (come una sorta di gemello cattivo di Midnight in Paris).
Se ci si aspetta un racconto lineare e/o un horror tradizionale, si rimarrà senza dubbio delusi: Twixt è a tutti gli effetti un divertissement in cui il regista gioca col pubblico, come ad esempio nelle sequenze 3D anticipate da grandi occhialini che vanno ad occupare tutto lo schermo e costringono lo spettatore ad un’interattività che lo distoglie dalla finzione cinematografica, ricordandogli che si trova davanti ad uno schermo (quasi una sorta di parodia modernizzata di certi errori voluti che caratterizzavano i film della Nouvelle Vague).
Coppola vuole giocare col proprio cinema (con il personaggio di Flamingo che è una sorta di erede di Rusty il selvaggio) e col cinema altrui, come Roger Corman e gli horror della Hammer, con l’ausilio delle nuove tecnologie rimanendo in bilico tra il pastiche post-moderno e la parodia horror.
Esteticamente affascinate e forse più interessante da analizzare che da vedere, il nuovo film di Coppola è un’interessante divertissement che farà storcere al naso ai più, ma che si porta dietro un innegabile fascino che pochi film possono vantarsi di aver raggiunto.

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