Recensione: Il Figlio di Babbo Natale

Quando si parla di “film natalizi” sono in tanti a storcere giustamente il muso, indotti anche dalla produzione degli ultimi anni di film scarsissimi che hanno aumentato il pregiudizio nei confronti di tale categoria. Ebbene sì, ci sono due tipologie principali di film che si possono vedere a Natale: i cine-panettone volgari e reiteranti ed i film di animazione.
Il figlio di Babbo Natale” (Nome Originale: “Arthur Christmas“) appartiene alla seconda categoria, ma si distingue subito dagli altri film del genere fin dalle prime immagini. E la cosa principale che lo rende diverso è sicuramente la simpatia con cui tratta l’argomento delle festività natalizie. Noi di Thunderscore abbiamo avuto l’occasione di vederlo in anteprima nazionale al cinema Ideal di Torino, in occasione dell’Sottodiciotto Film Festival.
Il cartoon è stato creato dall’Aardaman Animation, casa già nota per lo straordinario “Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro” di produzione Dreamworks. Tuttavia, la suddetta casa ebbe un drastico calo con il super-flop “Giù per il tubo” che perse sotto ogni punto di vista, sia economico che narrativo. Ma l’Aardaman Animation ci ha riprovato e questa volta in collaborazione con quella Sony che cavalca ancora l’onda dell’animazione grazie al successo di “Piovono Polpette“.
La trama de “Il figlio di Babbo Natale” gioca sul tocco originale del paradosso secondo il quale la notte di Nalate un Babbo Natale ultratecnologico, aiutato da un esercito addestratissimo di elfi, riesce a consegnare tutti i regali tranne uno. E così, mentre lo stesso Babbo e suo figlio maggiore Steve sostengono che una sola consegna non fatta su due miliardi non sia poi così drammatica, il figlio minore Arthur intraprende un viaggio folle per recapitare quell’ultimo regalo prima che giunga l’alba, solo per non deludere le aspettative di una  singola bambina.
E’ sottile, ma in questo film c’è molta più profondità di quanto possa apparire ad un occhio disattento. Steve rappresenta chiaramente il materialismo del Natale. La sua eccessiva razionalità, l’incapacità di comunicare emozioni e l’ambizione sfrenata ad una posizione di prestigio senza avere la vocazione per essa lo rendono chiaramente l’antagonista della storia. Babbo Natale, invece, incarna il menefreghismo che ha impregnato il Natale odierno, in cui i regali si fanno esclusivamente perché “son cose che vanno fatte“. Arthur, ancora, simboleggia la tradizione e lo spirito magico ed antico della festa. Lui, infatti, è buono, puro, dedito esclusivamente a non deludere chi crede ancora nel sogno intimo del Natale. Infine c’è Nonno Natale che ci ricorda le festività di un tempo passato, con uno humor vagamente nero che sfocia tra i ricordi dei natali in guerra.
Tralasciando il cinismo fine a se stesso che ci può far dire che la bontà non dev’essere limitata esclusivamente ad un periodo all’anno, o che simili “buoni sentimenti” siano fin troppo squallidi, non scordiamoci che è pur sempre un film indirizzato ad un pubblico piccolino che di certo ha ancora bisogno di mantenere quell’innocenza legittima.
Il cartoon, tuttavia, non ha avuto molto successo in America ed ha incassato solo 40 milioni di dollari al box-office. Però, ha meritatamente ricevuto una nomination per la categoria “Best Cartoon” ai Golden Globes 2012.
Mi sento di consigliare personalmente questo film. E’ divertente, trasmette emozioni senza essere banale, è curato nei dettagli ed è originale. Se non amate il genere natalizio, provate iniziando da questo e non ne verrete delusi. La scena epica dell’astronave-slitta che si mimetizza con lo sfondo del cielo vi ripagherà a pieno.

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