Live Report: Immanuel Casto “Killer Star Tour” Live @ Hiroshima

L’attesa ha dato i suoi frutti. Fin dall’uscita del suo ultimo “Adult Music” stavamo attendendo con impazienza il live del Principe del Porn Groove. Le aspettative dei fan erano altissime così come era alta la voglia di vederlo in concerto dopo un album con etichetta Universal. Ma la frase “All’inizio della mia carriera, ai miei concerti c’erano solo burini e puttane. I burini son rimasti.” racchiude in sé tutto lo spirito di Immanuel Casto e l’aulicità intrinseca del suo dire.
Ore 23.04, ma il concerto all’Hiroshima doveva essere già iniziato dalle 22.00. Il Casto Divo non può che comportarsi da divo e farsi attendere tra le urla dei suoi proseliti che lo acclamavano come se stessero aspettando la nascita di una nuova divinità.
Ma ecco che dopo un mixaggio perfetto ed un tempismo fenomentale, ci appare Manuel Cuni in tutto il suo splendore di lustrini. Invade il palco, si impossessa dell’asta del microfono e ci inonda con un vento di erezioni musicali assumendo il completo dominio della scena. Il pubblico era completamente schiavo delle sue parole e quella venerazione rendeva Immanuel ancora più splendente.
La scelta delle prime due canzoni ci sembra all’inizio quasi sbagliata, poiché il nostro Manuel apre le danze con ciò che non è chiaramente definibile come una “hit” al pari dei suoi più grandi successi, ma questa scelta stilistica apparentemente viene spiegata da una crescente climax di successi e soprattutto di volume che ci fa navigare attraverso tutta la migliore produzione musicale del cantante.
Il vero movimento dell’evento nasce con “Fist Fucking”. La frase “deflorato con veemenza in un uggioso pomeriggio di settembre inoltrato“, tratta da questo intramontabile pezzo, è stata urlata dagli astanti quasi a voler sottolineare la loro partecipazione emotiva ed empatica al tema descritto nella lirica. 
Cambia atmosfera, cambia canzone e si passa con la nuova “Il sesso vende sempre“. Ma il Casto non ottiene molto seguito e ci risveglia annunciando un inedito, “Zero Carboidrati“, canzone impegnata che tratta di temi attuali quali la bulimia e la totale dipendenza dal modello classico di bellezza, imposto dalla tv e dal regime sportivo. E dopo averci deliziato con la novità, torna di nuovo al momento intimo e nostalgico di “Bukkake“. In questo punto è stata ottima la coreografia delle tre ballerine, le quali hanno imitato le movenze degli antichi samurai o delle geishe. Ogni cosa aveva un suo senso, ogni cosa era sacrosanta.
Arriva il delirio con “Anal Beat” cantata in modo impeccabile, salvo qualche problema tecnico con l’audio forse troppo alto sui suoi più grandi successi. L’effetto Doppler ha stuprato anche le orecchie di Immanuel in più di una occasione.
Come i veri divi, il nostro Casto si cambia, facendosi attendere con un remixaggio di “Crash” davvero orecchiabile ed ecco che esce in tuta, accompagnato da tre cheerleaders al passo. Ci regala subito una tripletta di “Johnson“, “Popper” e “Io la do” prima di abbandonarsi di nuovo al piacere dell’intimo e concederci una “Bondage” dai tratti ipnotici e suadenti, proprio a volerci sbattere in faccia la natura delle sue canzoni che non sono semplici inezie, ma dei veri e propri capolavori di profondità ed attualità. Però, la vera intimità la raggiunge con “Che bella la cappella” fusa in un medley con la cattolica “Symbolum ’77“: toccante. Completa alla grande questo giro con l’originale di “Crash” la quale rende pazzi tutti i presenti e  l’ultima di questo ciclo, alias “Revival“.
Un terzo cambio di abito ci presenta in sequenza due pezzi tratti dall’ultimo album: “Killer Star” che dà il nome al tour, e “Broken Girl” eseguita da una eterea Svetlana, una delle tre ballerine, che ci racconta egregiamente la storia di Francesca, fumando serafica sul palco come una vera star di un film noir. Ancora, in tema natalizio, si passa a “A pecorina nel presepe“, canzone giocosa che spezza la serietà del pezzo precedente, e si continua riportando il concerto alla sua essenza con “50 Bocca, 100 amore“, “Touché” e la finale “Escort 25“.
Un grande Immanuel, un grande concerto. Divertente e saggio, il Casto sazia la nostra ingordigia musicale e ci regala un successo dopo l’altro. Ci tende la mano come un buon padre, trasportandoci nel percorso di maturazione di una coscienza disinibita e ci lascia premiandoci con un bis di “Crash” richiesto a gran voce. Una interazione col pubblico fantastica e continuativa non ha fatto che rendere questo momento un qualcosa di indimenticabile.
Perdono ad Immanuel solo un paio di sbagli dal punto di vista tecnico, sul comparto audio, ma dal punto di vista artistico e da quello dello show in sé: nessun errore, come solo un Divo può fare.
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