Recensione: Trent Reznor & Atticus Ross – The Girl With The Dragon Tattoo

Null Co. 
Soundtrack 
2011 

Sin dall’uscita nel 2008 di Ghosts I-IV era chiaro che il futuro di Mr. Reznor era lontano dalla solita formula album/tour che da tanti anni ormai lo portava in giro per il mondo. Dopo aver salutato quindi i fan con un tour d’addio, la mente dei Nine Inch Nails si è messa a produrre il suo nuovo gruppo con la moglie, gli How To Destroy Angels, e a comporre colonne sonore. La prima, The Social Network, composta col fido compagno di lavoro Atticu Ross, gli è valso l’Oscar. Questa volta come è andata? 
Ho citato prima Ghosts I-IV per un semplice motivo: molto del materiale che è andato a comporre The Social Network era così simile a quell’album da poter essere considerato il suo successore (diciamo i capitoli V e VI) e viene subito da chiedersi se anche per The Girl With The Dragon Tattoo è così. La risposta è: in parte si e in parte no. Pur avendo un sound molto simile a The Social Netwok, The Girl With The Dragon Tattoo si contraddistingue principalmente dal suo predecessore per essere più una vera e propria colonna sonora, un vero accompagnamento al film di David Fincher in uscita nelle sale italiane a febbraio. Se The Social Network era anche molto piacevole da fruire al di fuori del contesto cinematografico (dove a dire il vero era persino un po’ fuori luogo, troppo dark per una vicenda del genere), non si può dire lo stesso per The Girl With The Dragon Tattoo. Il motivo principale è la mole del lavoro composto: 39 pezzi per più di tre ore di musica. Il film ne dura due e mezza, il che lascia pensare che proprio come in The Social Network, non ci sarà quasi nessuna parte non musicata.
La colonna sonora di The Girl With The Dragon Tattoo è però molto più classica poiché è palese l’intento di creare un accompagnamento, il più oscuro possibile tra l’altro. Potrebbe essere una affermazione molto impegnativa, ma è la dura realtà: The Girl With The Dragon Tattoo è senza dubbio il materiale più dark e inquietante che Trent Reznor abbia mai composto. Generalmente si tratta di tracce al limite del soporifero se estrapolate dal loro contesto e che mettono in risalto la magistrale capacità compositiva di Reznor e Ross, ponendoli ai vertici assoluti dei compositori odierni, sia per creatività che per produzione. Proprio la produzione, da sempre un campo in cui Reznor eccelle, qui in The Girl With The Dragon Tattoo sorprende ancora, con una cura maniacale per il dettaglio e per la perfezione del suono, ricercato e originale più che mai.
In mezzo a questa massa informe di rumori e piano inquietanti ovviamente sono pochi i pezzi che riescono a mettersi in risalto, in primis l’opening track e la finale. I titoli di testa sono accompagnati da una palpitante cover di “Immigrant Song” dei Led Zeppelin, cantata per l’occasione da Karen O, mentre i titoli di coda sono affidati ad un’altra cover, questa volta di “Is Your Love Strong Enough” di Bryan Ferry, rivista e corretta dagli How To Destroy Angels (ovvero il gruppo che i nostri due eroi hanno messo su con la bella e feconda moglie di Trent Reznor, Mariqueen Manding Reznor). E’ forse malizioso pensare che Reznor abbia inserito un pezzo del suo nuovo gruppo in un super blockbuster americano proprio pochi mesi prima dell’uscita del primo disco di questo nuovo gruppo? Ad ogni modo, tornando a The Girl With The Dragon Tattoo…
Altri pezzi che lasciano il segno sono l’industriale “A Thousand Details”, la cibernetica “An Itch”, la spettrale “You’re Here”, la tribale “Oraculum” e infine, forse la summa di tutta la colonna sonora, “Infiltrator”.
Tra le altre, “lente”, segnalo “People Lie All The Time” (per l’inquietudine) e la palpitante “We Could Wait Forever” (che se ascoltata col giusto impianto e i bassi a palla è capace di far tremare i muri).
Più tradizionale rispetto a The Social Network per la sua funzione, più dark e originale, ma anche molto più lunga e pesante: questo e molto di più è The Girl With The Dragon Tattoo. 
Di certo non un facile ascolto, ma non per questo da trascurare. Il rischio è quello di perdersi una delle colonne sonore più belle dell’anno, nonché la massima espressione compositiva di Trent Reznor.

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