Indie-Folk
Wichita
2012
Wichita
2012
Le svedesi sorelle Johanna e Klara Söderberg, aka First Aid Kit, nonostante la loro giovanissima età (rispettivamente classe ’90 e ’93), hanno dimostrato in questi ultimi anni di saper cavalcare l’onda del successo e dell’hype creatosi intorno a loro da quel lontano 2008 quando un loro video su Youtube, in cui coverizzavano “Tiger Mountain Peasant Song” dei Fleet Foxes, le rese famose in tutta la rete. La stessa band di Seattle le volle al suo fianco in un concerto in Olanda per duettare il brano in questione.
Le First Aid Kit non sono più quelle bambine del video del 2008, anche se il loro sapore naïf (loro “marchio di fabbrica”) non le abbandona ancora, negli ultimi 4 anni ne hanno fatta di strada nello scenario indie-folk.
Nel 2008 il loro primo EP, “Drunken Trees”, viene pubblicato dalla Rabid Records (casa discografica dei fratelli Dreijer, The Knife). Subentra allora l’inglese Wichita Records (casa discografica di artisti come gli Yeah Yeah Yeahs, Saul Williams o Bloc Party) con la quale le due giovani sorelle pubblicano il primo album, “The Big Black & The Blue”, e il nuovissimo “The Lion’s Roar”, in uscita il 24 Gennaio.
Pare chiaro sin dal primo ascolto di questo “The Lion’s Roar” che si tratti di un album fortemente impermeato di quella musica country e folk a cui le sorelle Söderberg sembrano legate in modo fisico oltre che artistico.
La title-track inizia con solo la voce e la chitarra di Klara, prima che il tutto venga trascinato in uno slancio di armonie e percussioni al galoppo. “Emmylou”, nuovo singolo del duo, celebra la vita e i tempi di alcuni dei più grandi nomi del country, un tributo ad come Emmylou Harris, Gram Parsons, June Carter e Johnny Cash (“I’ll be your Emmylou and/I’ll be your June if/You’ll be my Gram and my/Johnny too“).
L’obiettivo principale di “The Lion’s Roar” non è sicuramente quello di passare alla storia come una pietra miliare della musica, ma è promettente l’avvicinamente che le due giovani ragazze scandinave stiano facendo verso il mondo cantautorale(statunitense in particolare), cammino che ovviamente le pone parallelamente ad artisti come Laura Marling o il connazionale The Tallest Man On Earth.
Come nella title-track, grandi voci in espansione che risuonano in echi tormentati per “Dance to Another Tune” in cui queste signore sfidano anche Neko Case nei tagli metodicamente minacciosi.
I cori (caratteristica di cui le First Aid Kit fanno giustamente un loro cavallo di battaglia) che si diffondono in “In the Hearts of Men” creano un’atmosfera sognante e cullante. “I Found a Way” esprime fiducia e autoaffermazione sia nel tema che nel suono.
Il suono affettuoso di “Blue” è contrapposto al testo scostante. “To a poet” inizia come un lieve brano introspettivo per poi costruire un climax trionfante che “esplode” in una linea tamburo ben rifinita e nitida.
A concludere l’album “King of the World”, in cui tornano quelle tonalità country, un brano ritmicamente allegro e movimentato(molto simile alla “vecchia” Laura Marling) in cui le voci di Klara e Johanna si fondono con quella del cantante degli americani Bright Eyes, Conor Oberst, nel simpatico ritornello (“I’m the queen of nothing/ I’m the king/ of the world”).
La title-track inizia con solo la voce e la chitarra di Klara, prima che il tutto venga trascinato in uno slancio di armonie e percussioni al galoppo. “Emmylou”, nuovo singolo del duo, celebra la vita e i tempi di alcuni dei più grandi nomi del country, un tributo ad come Emmylou Harris, Gram Parsons, June Carter e Johnny Cash (“I’ll be your Emmylou and/I’ll be your June if/You’ll be my Gram and my/Johnny too“).
L’obiettivo principale di “The Lion’s Roar” non è sicuramente quello di passare alla storia come una pietra miliare della musica, ma è promettente l’avvicinamente che le due giovani ragazze scandinave stiano facendo verso il mondo cantautorale(statunitense in particolare), cammino che ovviamente le pone parallelamente ad artisti come Laura Marling o il connazionale The Tallest Man On Earth.
Come nella title-track, grandi voci in espansione che risuonano in echi tormentati per “Dance to Another Tune” in cui queste signore sfidano anche Neko Case nei tagli metodicamente minacciosi.
I cori (caratteristica di cui le First Aid Kit fanno giustamente un loro cavallo di battaglia) che si diffondono in “In the Hearts of Men” creano un’atmosfera sognante e cullante. “I Found a Way” esprime fiducia e autoaffermazione sia nel tema che nel suono.
Il suono affettuoso di “Blue” è contrapposto al testo scostante. “To a poet” inizia come un lieve brano introspettivo per poi costruire un climax trionfante che “esplode” in una linea tamburo ben rifinita e nitida.
A concludere l’album “King of the World”, in cui tornano quelle tonalità country, un brano ritmicamente allegro e movimentato(molto simile alla “vecchia” Laura Marling) in cui le voci di Klara e Johanna si fondono con quella del cantante degli americani Bright Eyes, Conor Oberst, nel simpatico ritornello (“I’m the queen of nothing/ I’m the king/ of the world”).
Il mistero nei suoni e il mistero nei paesaggi. Le First Aid Kit creano un’ atmosfera magica, alata di armonie vocali accattivanti e un fraseggio più caratteristico e forte rispetto alle precendenti registrazioni.
Sicuramente il loro è un genere che se non è gradito può risultare pesante o “monotono”, ma nessuno dovrebbe privarsi di ascoltare almeno un paio di canzoni di queste giovani promettenti cantautrici svedesi.
Quello che le sorelle Söderberg abbiano in mente per il futuro non ci è dato sapere, forse far commuovere nuovamente la poetessa del rock Patti Smith, sicuramente è giusto definirle un “kit di soccorso” per un indie-folk che negli ultimi anni si è trovato ad essere un po’ malconcio.
Sicuramente il loro è un genere che se non è gradito può risultare pesante o “monotono”, ma nessuno dovrebbe privarsi di ascoltare almeno un paio di canzoni di queste giovani promettenti cantautrici svedesi.
Quello che le sorelle Söderberg abbiano in mente per il futuro non ci è dato sapere, forse far commuovere nuovamente la poetessa del rock Patti Smith, sicuramente è giusto definirle un “kit di soccorso” per un indie-folk che negli ultimi anni si è trovato ad essere un po’ malconcio.


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