The Help [Recensione]

Regia: Tate Taylor
Commedia/Drammatico
2011


The Help è stato uno dei film più attesi di questo 2012 e non tradisce le aspettative createsi con ben 4 nominations agli Oscar e 5 ai Golden Globes, più gli innumerevoli premi già vinti. 

Questa pellicola nasce dal genio di Kathryn Stockett che con il suo best-seller “L’Aiuto” ha ispirato la regia di un saggio Tate Taylor. Il regista ha saputo magistralmente tradurre la storia in immagini ed ha affidato il compito di portare sullo schermo questi intensi personaggi ad una fantastica Viola Davis, nei panni della protagonista Aibileen Clark, e ad un’altrettanto brava Emma Stone, la quale ha compiuto un salto di qualità rispetto ai suoi precedenti film, quali Zombieland e Easy A.
Questo è un film che con disinvoltura riesce a passare dal drammatico alla commedia senza mai annoiare o appesantire. Tratta, inoltre, dei temi molto difficili da saper proporre senza un’abile sceneggiatura, poiché in caso contrario si scadrebbe nel banale e nel “già visto”, cosa che di The Help proprio non si può dire.
La storia è ambientata nella ridente cittadina di Jackson agli inizi degli anni ’60, anni in cui Kennedy sconvolgeva l’America con i suoi sogni democratici, le leggi anti-integrazione erano all’ordine del giorno negli stati del Sud, il KKK seminava terrore e Martin Luther King diffondeva il sogno di un popolo unito senza distinzioni sul colore o sulla provenienza etnica.
Fulcro della trama è una cameriera di nome Aibileen che, pur essendo trattata come una serva, si prende cura di una bambina bianca per una famiglia borghese americana, a prescindere dalla tragedia che le ha portato via sia suo figlio che ogni speranza per il suo futuro.
Fin dai primi fotogrammi appare chiara la distinzione tra il popolo nero e quello bianco. Il primo è segregato, bistrattato, tenuto ai margini della società civile e sfruttato esclusivamente per servire i padroni bianchi. I bianchi, d’altra parte, si trincerano in una visione borghese e plastica del mondo in cui per i maschi esiste solo il lavoro e la famiglia e per le donne il fine massimo è quello di trovar marito e di dedicarsi ad attività passatempo dalla discutibile utilità sociale e dall’ipocrisia dilagante. 
Ed è nel contrapporsi di questi due ambienti che si vede la mano minuziosa della regia che affida dei toni caldi agli ambienti afro-americani impregnati di genuinità e calore, mentre ai bianchi lascia degli spazi che sembrano perfetti e finti, quasi a voler simboleggiare il vuoto d’animo di quelle persone razziste la cui unica preoccupazione è quella di apparire migliori degli altri.

Subentra poi il classico schema “Nero = Guida Spirituale”, “Bianco = Ipocrita e Vuoto” che ci può far indurci a pensare ad un riciclo di situazioni già visti molte altre volte, ma il film vive di un’anima comica innescata dall’irriverenza del personaggio di Skeeter, una scrittrice progressista interpretata da Emma Stone, che per fare gavetta si trova a dover gestire una rubrica per casalinghe. Incrocia così la sua vita con quella di Aibileen, alla quale Skeeter chiede aiuto per essere illuminata sulle risposte da dare nella sopracitata rubrica. In seguito al rapporto di fiducia e al reciproco rispetto che le due donne provano l’una verso l’altra, Skeeter le chiederà aiuto per scrivere un libro che narri del punto di vista delle cameriere afro-americane la vita piena di ipocrisia di Jackson. Skeeter cavalcherà in pieno l’onda degli anni ’60 e da scrittrice ambiziosa diverrà paladina dell’integrazione, andando incontro a numerosi problemi.
Il film è costato 25 milioni di dollari, ma ne ha incassati già 205, sbancando i botteghini europei ed affermandosi come una delle migliori pellicole che trattano questo tema. Lungi dall’essere una versione moderna de Il Colore Viola, anche perché non tratta di abusi sessuali, ma in proporzione al botteghino è al pari di quella pietra miliare che è stato il capolavoro di Spielberg.
The Help è toccante, scioglie e mischia numerose emozioni e riscalda il cuore. E’ sicuramente un film da vedere che lascia quella bella sensazione nell’animo, in cui vorresti solo chiederti del perché non ci sia ancora l’integrazione tanto sognata da secoli. Fa ridere e fa piangere, senza mai abbondare né sul lato comino, né su quello drammatico. A tratti, le battute possono sembrare ripetitive, ma alla fine ogni frase ha un suo senso e si incastra perfettamente nel quadro della storia. Bisogna andare a vederlo, non ci sono dubbi.

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