Regia: Martin Scorsese
Avventura / Fantasy
2011
Fin da quando il progetto è stato annunciato in molti avevano storto il naso: Scorsese alle prese con un film per bambini in 3D tratto da una graphic novel era decisamente strano, e se ci aggiungiamo che il precedente film del regista era un orribile thriller come Shutter Island le aspettative calavano drasticamente.
Invece Hugo Cabret si rivela un ottima sorpresa in positivo, un lavoro magistrale che riporta in auge Scorsese e fa quasi dimenticare lo scivolone thriller di due anni fa.
La storia si dipana come una caccia al tesoro dove ogni passo che avvicina i due protagonisti alla risoluzione dell’enigma diventa una grande lezione di cinema delle origini per lo spettatore.
Come già in The Aviator, Scorsese mette in scena tutto il suo amore per la storia del cinema; omaggiando questa volta il cinema delle attrazioni Scorsese ne ingloba alcuni aspetti modernizzandoli (a differenza di The Artist che pedestremente ripropone vecchi modelli) e cerca di riproporre quel senso di meraviglia e di stupore che dovevano provocare i lavori di Georges Méliès sugli spettatori. Martin Scorsese utilizza così i mezzi a sua disposizione con una regia potentissima, aiutato dagli ottimi effetti speciali (su tutti i due sogni di Hugo), dalle favolose scenografia del nostro Dante Ferretti per costruire una magica Parigi degli anni trenta curata in ogni minimo dettaglio, e poi fotografata in un technicolor retrò in modo impeccabile da Robert Richardson.
Per la sua vita parigina Scorsese sembra richiamare un po’ lo stile di Jean-Pierre Jeunet, con i suoi La città dei bambini perduti e Il favoloso mondo di Amélie, nel suo tratteggiare i personaggi secondari e anche esteticamente con il leitmotiv degli ingranaggi, che torna in tutto il film e che ricorda anche certi lavori steampunk (curioso che anche Twixt, l’esperimento 3D di Coppola abbia lo stesso motivo conduttore).
Oltre ad essere una gioia per gli occhi, il film offre anche delle interpretazioni di ottimo livello, in particolare l’ottimo Georges Méliès di Ben Kingsley tra malinconia e mimetismo.
Dove il film pecca è nella sceneggiatura di John Logan, che si rivela troppo infantile a tratti nel suo voler essere il più possibile Dickensiana, ed eccede in diversi punti in un buonismo davvero eccessivo anche per un film per bambini.
Martin Scorsese mette così in scena una caccia al tesoro che si rivela una grande lezione di cinema, e che regala un lieto fine meritato dove la storia lo ha negato.


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