Recensione: Touch

The world is connected, but only his son sees how.
E’ così che inizia probabilmente una delle serie di maggior successo del 2012. Con un picco di 12 milioni di ascolti in America, il pilot di Touch sembra annunciare grandi cose per questa serie targata Fox.
Se la Fox ultimamente s’è fatta notare per un palinsesto abbastanza scadente non tanto dal punto di vista quantitativo, quanto da quello qualitativo della narrazione (Glee, Terra Nova, Fringe Season 4) salvo casi quali Alcatraz, Touch riesce a ‘toccare’ aspetti contenuti sia in serie sci-fi che in serie un po’ più drama, arruffianandosi così una bella fetta di pubblico. Ma questo mix di elementi di certo non è fatto esclusivamente per accaparrarsi uno share di cui la Fox di sicuro non è a secco, bensì è realizzato con il tocco magistrale di Tim Kring, già creatore di Heroes, mentre la regia del pilot e del secondo episodio è stata affidata a Francis Lawrence che ci ha stupito in film quali “Come l’acqua per gli elefanti“, “Constantine” ed “Io sono leggenda“.
Passando alla trama, la serie si contraddistingue nel porre come protagonista un bambino autistico di nome Jacob, anche se si scopre dopo ben poco che di autistico non ha nulla, se non una serie di pattern comportamentali ripetitivi che farebbero pensare al disturbo. In realtà, abbiamo Martin Bohm interpretato da Kiefer Sutherland (24, Melancholia, Identità Violate) che si ritrova da solo poiché rimasto vedovo l’11 Settembre 2001. La sua vita, dopo quel giorno, prende una brutta piega e il disturbo del figlio di sicuro non lo aiuta con il lavoro, ma Martin non si arrende e cerca di prendersene cura come meglio può. Jacob è autistico e muto, odia il contatto fisico ed ha una propensione naturale per la matematica, ma la sua passione per i numeri nasconde un enorme segreto: attraverso i numeri, Jacob è capace di vedere cose che gli altri non possono vedere e di riuscire a prevedere eventi che avverranno nel futuro. Per il resto, eviterò di fare spoiler sulla trama, perché vi consiglio vivamente di godervi questa esperienza visiva. Nota d’onore merita la sigla d’apertura fatta ad arte e la fotografia che accompagna le immagini dei 50 minuti ad episodio.
Sentimenti e tensione si mescolano perfettamente e generano anche qualche sporadica lacrima sincera, nonostante le storie si incastonino in situazioni un po’ stereotipate: ragazze giapponesi necessariamente vestite da Sailors, ragazzini iracheni a tu-per-tu con i terroristi, autistici sempre a che fare con la matematica, l’11 Settembre ed i vedovi, etc.
La prima stagione sarà composta da 13 episodi e le puntate successive saranno messe in onda a partire dal 19 Marzo 2012.

Lascia un commento