Nell’Irlanda del XIX secolo, Albert Nobbs lavora come maggiordomo in un albergo di lusso facendosi credere un uomo. Il suo segreto però rischia di essere scoperto quando le toccherà dividere la stanza col il signor Page, imbianchino chiamato per ridipingere l’albergo.
Interpretato, scritto e prodotto da Glenn Close (nonché autrice della canzone per i titoli di coda) Albert Nobbs è senza ombra di dubbio un film nato a tavolino per dare un riconoscimento alla sua protagonista. Infatti l’unico aspetto del film veramente degno di menzione è proprio la straordinaria interpretazione della Close che non basta però a sollevare il film dalla mediocrità.
L’esordio del film è particolarmente interessante, così come tutta la prima mezz’ora, vengono affrontate tematiche di genere, sull’identità sessuale e su come possa essere reinterpretata, un buon gioco di maschere e di costumi che trova il suo apice durante la festa in maschera dove tra i vari costumi capeggiano due coppie con i costumi invertiti; uomini vestiti da donne e viceversa. Tutta questa interessante imbastitura queer iniziale però non trova alcun seguito. Più si va avanti e più il film diventa un normale dramma in costume dall’aspetto tipico delle produzioni della BBC, così le scelte narrative vanno più sul facile dramma piuttosto scontato, capeggiate dalla storia d’amore tra Mia Wasikowska e Aaron Johnson che prende il sopravento sulla ben più interessante storia di Albert Nobbs.
Anche da un punto di vista tecnico il film non presenta alcuna particolarità. Tutto è piuttosto preciso e pulito, una ricostruzione probabilmente fedele da un punto di vista storico ma di scarso interesse cinematografico.
Oltre alla splendida prova di Glenn Close, anche Janet McTeer è degna di nota nonostante la sua interpretazione a tratti finisca per cadere in clichè quasi macchiettistici.
Il resto del cast invece resta coerente alla mediocrità del film, del tutto incomprensibile la presenza di Jonathan Rhys Meyers che appare giusto come un inutile cammeo, mentre pessimo Aaron Johnson, tolta la fortunata parentesi di Kick-Ass, continua a dimostrarsi solo un bel faccino e nulla di più.
Insomma, un film creato su misura per permettere alla sua star di ricevere la sua sesta nomination all’oscar ma che non offre nulla di più.


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