Recensione: Un giorno questo dolore ti sarà utile

Roberto Faenza
Drammatico / Commedia
2011

Non è la prima volta che un libro di Peter Cameron viene trasposto al cinema: pochi anni fa era stato adattato per il grande schermo Una sera dorata, con un grande cast e un grandissimo regista come Ivory a disposizione.
Per Un giorno questo dolore ti sarà utile invece a curare la trasposizione c’è un regista che è anni luce dalla classe di Ivory, il pessimo italiano Roberto Faenza, seppur con un grande cast a disposizione.
Il materiale di partenza già di base molto cinematografico come scrittura mantiene gran parte del suo fascino. La storia funziona e i personaggi sono molto buoni, e anche la fase dell’adattamento funziona abbastanza bene trovandosi costretta in qualche modo a ricreare nuove situazioni e tagliarne altre, dinamicizzando le sedute di psicoterapia e creando una nuova motivazione per il titolo.

Il cast è decisamente perfetto, ogni attore sembra la precisa trasposizione dei personaggi del libro, e se la cavano tutti in modo eccellente, anche se in alcuni casi, come il protagonista, più per physique du rôle che per effettiva talento recitativo. L’unica prova veramente deludente del cast è di Deborah Ann Woll, Jessica per i fan di True Blood, che non sembra mai particolarmente convincente.
Nel campo produttivo siamo a buon livello con una New York ben fotografata e utilizzata in modo da richiamare le sitcom americane.
Tutte le principali pecche arrivano da Roberto Faenza, cominciando da una regia imbarazzate che fa uso delle peggiore estetica da fiction tv della RAI con zommate incredibilmente amatoriali e rallenti a scatti di infimo livello e trova il suo peggio assoluto in una sequenza con una pessima pioggia finta digitale che definire inguardabile sarebbe un complimento.
I limiti del regista si vedono eccome anche quando prova, invano, a ritrarre l’adolescenza e la trasgressione utilizzando uno sguardo vecchio decisamente imbarazzante.
Un aspetto importante del libro era l’attentato alle torri gemelle dell’undici settembre 2001, un aspetto che nella traduzione cinematografica è andato completamente perso, così come la componente di genere che dal regista è stata fortemente ridotta e accennata giusto nella prima parte del film.
Un aspetto ancora peggiore della regia di Faenza sono le lagne di Elisa, inserite qua e là nel film in modo davvero amatoriale con pessimi stacchi tra una traccia e l’altra.
Un giorno questo dolore ti sarà utile in mano ad un regista più capace e dal gusto più vicino all’immaginario di Cameron, come ad esempio Xavier Dolan (Les amours imaginaires) o Christophe Honoré (Les chansons d’amour), avrebbe potuto essere un film di tutt’altro spessore.
Invece ci si deve accontentare di un prodotto discreto con numerosi spunti interessanti, ma gestiti in modo pessimo e accompagnati da una colonna sonora decisamente scarsa.

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