Jason Reitman
Commedia
2011
Qualche anno fa la coppia Jason Reitman e Diablo Cody è salita alla ribalta con Juno, film che ha catalizzato un’enorme attenzione mediatica e che ha lanciato le carriere rispettive del regista e della sceneggiatrice.
I passi successivi indipendenti dei due però non hanno fatto faville, con prodotti che finivano per essere fagocitati dai propri difetti. Finché non hanno deciso di riunirsi per Young Adult dando vita al prodotto migliore delle loro rispettive carriere.
La Cody lascia così da parte il suo gusto fighetto-alternativo fine a se stesso e Reitman evita di andare incontro ad un buonismo nauseante e danno così vita ad un film decisamente cattivo e riuscito.
La Cody lascia così da parte il suo gusto fighetto-alternativo fine a se stesso e Reitman evita di andare incontro ad un buonismo nauseante e danno così vita ad un film decisamente cattivo e riuscito.
Con una Charlize Theron in grandissima forma a vestire i panni di una scrittrice di romanzi young adult (quel genere che comprende i vari Gossip Girl, Twilight, The Hunger Games), il film mette in scena con grande intelligenza un personaggio (probabilmente non troppo lontano dalle varie Stephenie Meyer) che si ritrova incapace di crescere, bloccato nella gloria degli anni delle superiori e che non a caso scrive proprio per le ragazzine, e che resta turbato quando viene a sapere che il ragazzo con cui faceva coppia fissa alle superiori è diventato padre.
Con grandi momenti di comicità Jason Reitman ritrae l’incapacità della protagonista di interagire con un mondo che è cresciuto mentre lei continua ad essere la “stronza” reginetta della scuola e che si ritrova costretta a sfogare le sue fantasie nei personaggi dei libri che scrive e in cui si identifica.
La psicologia del personaggio viene descritta strada facendo mai in modo troppo telefonato: tra battute che copiate dalle ragazzine che sente al fast food, alle lunghe sedute di make up fino al modo crudele in cui la stessa protagonista si definisce dandosi velleità che in realtà non valgono molto, lavora nella mini apple, non nella grande mela, scrive lei i libri ma non è il suo nome che appare sulle copertine e via dicendo.
Esteticamente il film lavora sul necessario senza ricercare a tutti i costi un estetica indie piacevole così come da un punto di vista musicale non abbiamo una sfilza di gruppi indie di moda al momento ma una ragionata playlist di revival anni ’90 (tutto il film si potrebbe considerare un revival di quegli anni fin dai titoli di testa con la musicassetta) che giustamente si adatta alla vicenda di una donna mentalmente bloccata in quegli anni.
A sorprendere però è l’assenza di redenzione e del buonismo che aveva caratterizzato Tra le nuvole (tanto da far sembrare la seconda parte del film diretta da qualche altro regista), Reitman e Cody decidono di andare fino in fondo del percorso della protagonista senza portare le vicende su un terreno più rassicurante, chiudendo così in modo coerente la dark comedy.
Probabilmente proprio per le tonalità cupe e poco rassicuranti toccate dalla commedia ne hanno decretato l’insuccesso economico soprattutto i mancati riconoscimenti nella stagione dei premi che ha visto invece trionfare film sempliciotti e buonisti alle atmosfere più cattive.


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