Ferzan Özpetek
Commedia
2012

Pietro (Elio Germano) è un fornaio aspirante attore che ha lasciato la Sicilia alla volta di Roma in cerca di fortuna e provini. Nella capitale riesce a trovare uno spazioso appartamento storico e centrale ad una cifra veramente bassissima. Gatta ci cova? Decisamente si. L’alloggio in questione è infatti “infestato” da una compagnia di attori-fantasmi incastrati tra quelle mura domestiche da più di mezzo secolo. Pietro, inizialmente spaventato da quella inattesa coinquilinanza, presto trova negli 8 ospiti dei confidenti a cui chiedere consigli sulla sua carriera da attore, ma soprattutto degli amici.
Il regista turco naturalizzato italiano, Ferzan Özpetek, al suo nono film non delude le aspettative dei sui fan e del pubblico italiano. Una bella commedia urbana in cui, passando da Pirandello a Noël Coward, realtà, sogno e fantasia si fondono insieme in una magica favola che diverte e commuove. Özpetek in questa nuova pellicola sembra tralasciare in parte le calorose e drammatiche atmosfere dei suoi precedenti film per lanciarsi in un’ inconsueta ghost-story. Le tematiche care al regista sono ancora tutte presenti (la custodia dell’altro che sfocia nell’elogio della diversità e l’apologia della tavola che diventa la via enogastronomica alla convivialità e all’amicizia) ma, a differenza di quelle realtà più (Saturno Contro) o meno (Mine Vaganti) drammatiche, Magnifica Presenza riesce ad affrontare quella stessa diversità, che da sessuale qui diventa esistenziale (l’omosessualità del protagonista è, in questo caso, piuttosto secondaria), con la leggerezza e l’intensità di una ballata corale. Quest’ultimo film di Ozpetek è una piroetta filmica fluida ed elegante, capace di sfruttare il delicato gioco di finzione per parlare efficacemente della realtà.
Non si può certo definirlo un capolavoro, ma il nuovo film Özpetek è piacevole e coinvolgente e non annoia mai durante i suoi 105 minuti. Inoltre Elio Germano dimostra e riconferma la sua ecletticità recitativa offrendoci un’interpretazione da incorniciare. Bravo, convincente, assolutamente fantastico nel trasmettere quel senso di fragilità e “naïveté” che caratterizza il suo personaggio nell’affrontare la vita. Non da meno sono gli altri nomi che compongono il cast: Margerita Buy e Giuseppe Fiorello riconfermano il loro spessore artistico e il loro talento in ruoli drammatici, la bellissima Vittoria Puccini mostra i suoi delicati lineamenti in pose alla Greta Garbo, Paola Minaccioni dimostra che oltre ad essere una simpaticissima comica è un’attrice versatile capace di un’intensità drammatica credibile e penetrante, e ultimo ma non ultimo il cameo di una imponente e bravissima Anna Proclemer.
Magnifica Presenza non è solo caratterizzato dal tema della recitazione più vera del vero ma guarda in modo nostalgico e sognante al passato e all’arte che l’ha contraddistinto: i riferimenti ai padri della patria e alla resistenza sono contrapposti a un paese che oggi si è involgarito soffocando l’arte (come è accaduto agli attori morti asfissiati nel loro nasconsiglio) o spingendo le sue forze creative nel sottosuolo (la scena delle trans, comandate da una mefistofelica Platinette, che fabbricano parrucche e altri oggetti di scena lavorando in sotterranei simili a gironi danteschi).
Sono proprio la teatralità e la nostalgia artistica a regalare i momenti più magici dell’intero film, che guarda con occhi lucidi e malinconici a quegli anni ’40 di Greta Garbo e Marlene Dietrich (indimenticabile ed emozionante la scena della trans picchiata che, citando Blanche du Bois, saluta Pietro con un “ho sempre confidato nella gentilezza degli sconosciuti”).
Una voluta e riuscita reinterpretazione di Pirandello, potremmo definire il film una versione moderna e urbana di “Sei Personaggi in cerca d’autore” (non è un caso che la scena finale sia ambientata sul bellissimo palco del Teatro Valle, dove nel 1921 venne rappresentata per la prima volta l’opera del drammaturgo sicialiano) in cui il lavoro del costumista Alessandro Lai e la fotografia di Maurizio Calvesi sono eccezionali e collaborano a rendere l’atmosfera lirica e sognante del film.
Ferzan Özpetek, giunto al suo nono film, mescola le carte di tutti i suoi lavori precedenti per realizzare un’opera che ha un passo diverso, sensibilmente più veloce ed elegante. Un film piacevole, divertente e decisamente ben diretto, in cui ovviamente non manca una raffinata critica sociale che non si può non notare e che è tutt’altro che fuori luogo.

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