Live Report: A place to bury strangers @ Audiodrome, Moncalieri (TO) – 06/04/12

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Gli A place to bury strangers sono una band borderline. 
Non perché siano pazzi. 
Cioè, forse lo sono anche, ma non mi riferisco a questo. Sono una band borderline perché non si sa bene come classificarli. Sulla bocca dei pitchforkiani ogni tre per due, ti aspetti un pubblico fighetto e uno show adatto a questo. Niente di più sbagliato: l’assalto sonoro della band newyorkese è devastante e si capisce molto in fretta perché i loro concerti contino setlist di “solo” 10 pezzi. Oltre sarebbe veramente difficile resistere, anche per i fan accaniti del genere.

Subito dopo l’esibizione dell’eclettico Francesco C., la band ci accoglie con “I Lived My Life to Stand in the Shadow of Your Heart”, non certo un approccio easy, data la sua folle durata e il muro di suoni distorti crollato addosso agli astanti. Per il resto del concerto gli A place to bury strangers hanno constantemente volato tra la proposizione “canonica” di pezzi vecchi e nuovi (sopratutto dall’ottimo EP Onwards To The Wall) e l’improvvisazione più sfrenata. Proprio in questi momenti si resta più impressionati e si avverte la sensazione di star assistendo a qualcosa di veramente speciale. Per quanto faccia piacere sentire dal vivo pezzi come “Nothing Will Surprise Me”, “Drill It Up” e sopratutto il super singolo “So Far Away“, è indiscutibile che per apprezzare al meglio la band bisogna vederla esibirsi su un palco, e lo dico senza dover necessariamente scadere in frasi facili (parodiati ad esempio in Scott Pilgrim con battute tipo “Dal vivo sono molto meglio che dal vivo”).
Persino l’ascolto del materiale in studio assume una nuova luce dopo averli visti dal vivo e al tempo stesso li si apprezza di più, ma li si sente anche leggermente in trappola, stretti nei pochi centimetri di un cd o un vinile.
Era da tanto che li inseguivo: sono passati spesso dall’Italia, ma non ero mai riuscito a vederli. Ora che ci sono riuscito non potrei essere più soddisfatto.

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