Josh Trank
Fantascienza
2012
Se ci fosse un premio per il maggior numero di banalità concentrate in un solo film il vincitore sarebbe senza ombra di dubbio Chronicle.
Acclamato dalla critica americana e grande successo al botteghino, Chronicle è l’ennesimo esempio di come il genere found footage sia amato negli Stati Uniti. Interamente girato sfruttando l’espediente delle riprese effettuate degli stessi personaggi del film (anche ricorrendo a situazioni ridicole: perché mai la polizia dovrebbe, per le proprie indagini, tenere la telecamera accesa su un uomo svenuto/in coma?), quasi a voler fare una qualche critica sociale alla società sempre più dipendente dalla riproduzione delle immagini.
Si, perché, il film nonostante sia un intrattenimento fantascientifico di basso livello ha anche un’alta dose di velleità intellettuali a rendere il complesso ancora più ridicolo.
Tra personaggi che declamano con orgoglio definizioni filosofiche da bignami o teorie biologiche che nemmeno Voyager prenderebbe in considerazione, il giovanissimo regista Josh Trank e il suo sceneggiatore Max Landis, figlio di John Landis (ennesimo esempio di come il talento non sia un carattere ereditario), finiscono per creare un prodottino pretenzioso che, ispirandosi a Carrie – Lo sguardo di Satana e Akira, non va oltre le possibilità intellettuali dei sedicenni americani. Anche cercando di chiudere un occhio (anzi tutti e due) sulla scarsa qualità narrativa, che oltre alle velleità non si limita di certo dall’usare ogni più banale cliché a sua disposizione (famiglia difficile provoca per forza un figlio psicopatico, famiglia unita invece fa crescere un eroe inaspettato come nel caso del personaggio di Matt Garett), anche a livello visivo il film non si rivela particolarmente interessante: demerito di effetti speciali scarsi e di un’estetica poco accattivante anche quando gli viene data la possibilità di osare di più.
Viene mantenuta volontariamente vaga invece la componente fantascientifica, come già accaduto in altri esempi di found footage di successo come Cloverfield: più che indagare sull’entità aliena che trasforma i tre protagonisti i “supereroi” ci si sofferma di più a mostrare l’incoscienza e i danni provocati dal trio mentre sono intenti a giocare con le loro nuove abilità. Ma anche questo aspetto non risulta particolarmente entusiasmante per via degli eccessi di buonismo e mediocrità tirate in ballo. E soprattutto se si pensa cos’hanno fatto gli inglesi con un soggetto simile con Misfits, i demeriti del film aumentano sensibilmente.


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