Woody Allen
Commedia
2012
La storia si svolge attraverso quattro episodi, separati ma intrecciati tra loro, ambientati tra le strade di Roma. Nel primo una giovane turista americana si innamora di un avvocato italiano incontrato casualmente a Fontana di Trevi, e i genitori di lei arrivano nella Capitale per conoscere il futuro genero. Il padre di lei (Woody Allen) è un produttore discografico nostalgico della vita e che si rifiuta di accettare la vecchiaia e la pensione, e insieme alla moglie (Judi Davis) si ritrovano a occuparsi della particolarissima carriera di cantante lirico del futuro consuocero, dotato di ottime qualità canore (ma solo sotto la doccia).
Nel secondo episodio vediamo una sfortunata e ingenua coppia di giovani sposi che da Pordenone si trasferisce a Roma, ma le loro strade si dividono subito: lei (Alessandra Mastronardi) si perde tra le vie di Roma imbattendosi in alcune star del cinema (Antonio Albanese), mentre lui finisce vittima, per una strana sorte, di una prostituta iberica (una fantastica Penelope Cruz).
Il terzo capitolo vede come protagonista un giovane architetto americano (Jesse Eisenberg) che si invaghisce della migliore amica della sua fidanzata (Ellen Page) e divide le sue vicende con un collega architetto (Alec Baldwin), incontrato casualmente a Trastevere, che svolge un po’ il ruolo di voce narrante/coscienza della situazione. Nel quarto capitolo un umile impiegato (Roberto Benigni) diventa misteriosamente famosissimo e tutto d’un tratto si trova costretto a fare i conti con il peso della notorietà.
Dopo il suo ultimo capolavoro, “Midnight in Paris“, che gli è valso il quarto Oscar, Allen con questo 41esimo film per il cinema, nonchè prima cartolina d’amore all’Italia e alla sua capitale, sembra essersi impegnato meno nell’ideazione e realizzazione delle storie che lo compongono. Nessuno mette in dubbio il genio e il talento del regista newyorkese e nemmeno che questo “To Rome with Love” sia una commedia divertente e piacevole, ma dal regista di “Match Point”, “Basta che Funzioni” e il sopra citato “Midnight in Paris” ci aspettavamo qualcosa in più. Le quattro storie raccontate spesso finiscono per essere confuse, sconclusionate e surreali, questo non è necessariamente un male, ma spesso si rimane con dei vuoti o delle incomprensioni che rimangono tali anche alla fine del film.
Nel secondo episodio vediamo una sfortunata e ingenua coppia di giovani sposi che da Pordenone si trasferisce a Roma, ma le loro strade si dividono subito: lei (Alessandra Mastronardi) si perde tra le vie di Roma imbattendosi in alcune star del cinema (Antonio Albanese), mentre lui finisce vittima, per una strana sorte, di una prostituta iberica (una fantastica Penelope Cruz).
Il terzo capitolo vede come protagonista un giovane architetto americano (Jesse Eisenberg) che si invaghisce della migliore amica della sua fidanzata (Ellen Page) e divide le sue vicende con un collega architetto (Alec Baldwin), incontrato casualmente a Trastevere, che svolge un po’ il ruolo di voce narrante/coscienza della situazione. Nel quarto capitolo un umile impiegato (Roberto Benigni) diventa misteriosamente famosissimo e tutto d’un tratto si trova costretto a fare i conti con il peso della notorietà.
Dopo il suo ultimo capolavoro, “Midnight in Paris“, che gli è valso il quarto Oscar, Allen con questo 41esimo film per il cinema, nonchè prima cartolina d’amore all’Italia e alla sua capitale, sembra essersi impegnato meno nell’ideazione e realizzazione delle storie che lo compongono. Nessuno mette in dubbio il genio e il talento del regista newyorkese e nemmeno che questo “To Rome with Love” sia una commedia divertente e piacevole, ma dal regista di “Match Point”, “Basta che Funzioni” e il sopra citato “Midnight in Paris” ci aspettavamo qualcosa in più. Le quattro storie raccontate spesso finiscono per essere confuse, sconclusionate e surreali, questo non è necessariamente un male, ma spesso si rimane con dei vuoti o delle incomprensioni che rimangono tali anche alla fine del film.
Sicuramente Allen è riuscito, grazie anche all’abile aiuto della fotografia di Darius Khondji, a creare un’atmosfera magica e surreale di una Roma calda e sognante (lontana dalla caotica capitale che è nella realtà) in cui il colore dominante è l’ocra e tutto sembra rallentato e idealizzato. Un omaggio all’Italia e al suo cinema, citando Fellini e il suo “Lo Sceicco Bianco”, e mostrando una Roma “da favola” chiassosa ma seducente che forse non esiste più, ma il fascino dello scenario non è sufficiente a sorreggere un film purtroppo poco coinvolgente.
I contenuti sono quelli che da sempre hanno caratterizzato le opere di Allen, humour cinico, passioni travolgenti e riflessioni esistenziali, tanto che il primo commento che viene spontaneo fare alla fine del film è “il solito Allen”, ma nemmeno questi temi così cari al regista e a noi sui fan questa volta sono sufficienti a lasciarci pienamente soddisfatti del lavoro svolto, e senza nessuna intuizione stuzzicante, la storia finisce per trasmettere un senso di incompletezza.
Infine gli stereotipi presenti nel film: da italiano è difficile guardare questo film con occhi distaccati e non notare la sovrabbondanza di luoghi comuni sull’Italia che Allen ha deciso di inserire nel suo film. Anche i suoi film londinesi, spagnoli e francesi erano pieni zeppi di convenzioni e luoghi comuni, ma questi venivano in qualche modo ribaltati, o esorcizzati. L’Italia di “To Rome with Love” non è solo quella del mandolino e delle bellezze artistiche, ma i protagonisti italiani sono vestiti tutti da campagnoli anni ’70, la madre del giovane avvocato italiano è vestita come una vecchia sempre ai fornelli a cucinare e a preparare pasti di ogni tipo, i giovani turisti americani fanno la spesa al mercato con un cesto di vimini a braccetto. Forse siamo noi a non renderci conto di essere davvero così, o forse agli occhi di un turista americano è quella l’impressione che facciamo, ma alla fine il film rischia di diventare solo questo: una cartolina di un turista americano con tanto di dedica, “To Rome with Love”.
Vera perla del film, insieme alla fotografia, è il cast: i nomi, sia italiani che stranieri, di grandi attori del cinema si sprecano e tutti dimostrano di essere alla’altezza della loro fama. Ma Penelope Cruz è la star che brilla più di tutte le altre. Recitando in un italiano con una sensuale cadenza spagnoleggiante, la bellissima attrice spagnola dimostra, per l’ennesima volta, di essere la più brava della sua generazione, brillante e perfetta qualsiasi sia il ruolo che le viene assegnato, anche quello della prostituta dal cuore d’oro come in questo caso.


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