Recensione: Bear In Heaven – I Love You, It’s Cool

Synth-pop
Hometapes Records

2012 

Pubblicare un disco che regga il confronto con il precedente non è facile, specie se il predecessore è un album come Beast Rest Forth Mouth. Eppure eccoli qua i Bear In Heaven, tre anni dopo con questo I Love You, It’s Cool. Il disco, nei negozi da un mesetto, ha alti e bassi. Stranamente le vette superano i pregi dello scomodo predecessore, che però resta imbattuto nel suo complesso, anche se i momenti meno ispirati di questo disco non sono certo da buttare via.
Il synth-pop dei Bear In Heaven, pur essendo molto influenzato da un’estetica eighties, va in tutt’altra direzione rispetto a quanto fatto da altri, come gli M83, con il loro epico Hurry Up, We’re Dreaming.
La peculiarità di questo gruppo, e di questo disco in particolare, è il fatto che i pezzi per quanto possano essere orecchiabili, sono molto barocchi e ricchi di suoni che non rendono il disco propriamente immediato. Sono necessari diversi ascolti per innamorarsene, ma alla fine accade. Quasi inevitabilmente.
Nel complesso si registra un suono meno vario, ma più compatto e quasi non si sente il passaggio tra un pezzo e l’altro se non fosse per clamorosi colpi di genio come “Sinful Nature” (già candidato ad essere uno dei migliori pezzi dell’anno), “World of Freakout” o le distorsioni videoludiche di “WarmWater”. Impossibile non sentire una fortunata ispirazione agli Animal Collective in “Space Remains” e ben venga se dà questi allucinati risultati. 
I synt si accavallano di continuo, fino a stordire il malcapitato (o impreparato) ascoltatore, come in “Idle Heart” e sono rari i momenti in cui lo si mette a proprio agio, come nella NeonIndiana “The Reflection of You”, ma se ci si districa tra questa giungla di suoni di ogni genere si scopre un album non memorabile, ma sicuramente valido. Meglio prepararsi in vista del concerto! 
PS: siccome mi piace essere polemico, anche se non c’entra molto, questo è un esempio di come si può fare un buon album pop non originale, ma comunque riuscito, a differenza di quanto fanno i Beach House. Questo almeno non sa di trito e ritrito, non sprizza un citazionismo fine a se stesso da tutte le note.

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